Unicorno

Del mitico liocorno, conosciuto anche col nome di unicorno, molto si immagina per quel tanto che è stato narrato nei tempi antichi dagli altri mondi, sulla sua esistenza, sulla sua indole e sulle sue abitudini, ma al di là del fascino suggestivo della leggenda nulla di più si sa.
Una leggenda antica giunta fino ai nostri giorni racconta che la regina delle fate usò come messaggero un unicorno. Questo abbagliato dalla bellezza del nostro mondo rimase bloccato.  La regina si infuriò a tal punto da venirselo a riprendere di persona. Si avvicinò a lui sotto le spoglie di una nera puledra.

Nei suoi occhi brillava un odio e una malvagità mai viste. Il giovane unicorno fuggì lontano correndo casco cadde nella trappola di rovi della regina delle fate. Una sola spina ferì il nostro liocorno.  Dal suo corpo uscirono fasci di luce dorata. Il liocorno divenne il cavallo che conosciamo oggi. Si è mostrato agli occhi umani appena prima di grandi eventi che cambiarono la nostra storia. Rappresenta la purezza d’animo. Un antica profezia racconta che quando la terra sarà sull’orlo del baratro da una porta dal mondo di luce giungerà il mitico unicorno per salvare l’uomo dal nulla.

Le origini di questo mitico animale sembrano essere tuttavia remotissime se si considera il fatto che nelle figure parietali di epoca preistorica di Lascaux è stato portato alla luce un graffito che suggerisce l’immagine di un bovide con un solo corno, in stretta analogia col significato della parola babilonese “Rimu”, atta a designare una sorta di bos primigenius dalle stesse caratteristiche. Comunque l’inequivocabile figura di due liocorni rampanti è senza ombra di dubbio ravvisabile per la prima volta in un sigillo mesopotamico dell’VIII secolo a.C., che rappresenta i due animali nell’atteggiamento di sostenere un emblematico albero della vita. Il Li-Chi, il libro cinese dei rituali arriva perfino a elaborarne una minuta descrizione. Il suo corpo è quello di un capriolo con la coda di bue e gli zoccoli di cavallo; il suo dorso è policromo, addirittura di cinque colori, mentre sul ventre sono visibili peli gialli e bruni.

Caratteristica curiosa che l’unico corno sporgente dalla fronte non sia coriaceo, ma al contrario di carne.
La sua apparizione ha sempre un preciso significato profetico nell’annunciare al mondo la nascita del sovrano perfetto o di uomini eletti, persino di un “avatar”, cioè della personificazione terrena della divinità stessa.

Rappresentato dall’iconografia cinese nell’atto di combattere contro il sole, responsabile della siccità, il liocorno ritenuto espressione di regalità e di felice auspicio, compare ancor oggi nelle manifestazioni folcloriche che si svolgono in coincidenza con l’ equinozio d’autunno, dove accanto alla “danza del drago” se ne svolge un’altra detta appunto del liocorno, poiche entrambi sono stati generati dalla forza fecondante delle nubi. Tornando alla tradizione occidentale, il naturalista e storico Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia, attribuisce alla fantastica bestia testa di cervo, zampe di elefante e coda di cinghiale, senza contare che lo stesso Cesare nel suo De Bello Gallico racconta di aver sentito dai Celti strane storie su un meraviglioso animale, mai conosciuto, con la caratteristica di somigliare a molti animali e di possedere un lungo unico corno in fronte.
Ma è solo in epoca medievale che il leggendario liocorno viene investito di un ruolo per così dire più magico, con valenza di alto valore esoterico e alchemico. Non siamo dunque più solo di fronte a una meraviglia della natura, capace di prodigi, di illuminanti profezie, ma tutto sommato estranea al mondo e avulsa da esso. Il Medioevo nel suo gioco di luci e ombre, sembra indicare come anche una bestia selvaggia e indomita possa trovare nella purezza di una fanciulla un ideale ancora più sublime e perfetto di qualunque alchimia pur ingegnosa e fantastica del creato.
Il liocorno, allora soggiogato da una bellezza e da una somma di rare virtù, indefettibile, crogiolo per qualsiasi opera di interiore trasformazione, abbandona con la tenerezza di una cerbiatta la sua testa nel grembo verginale, totalmente vinto.

Questa la rappresentazione nei Tarocchi dell’ Arcano definito “la Forza”: una fanciulla di belle forme, ma altera nel portamento e nello sguardo, doma con naturalezza una fiera, che silenziosa le si sottomette. È la vittoria dell’amore sull’istintualità, è l’assoggettamento dell’anima “concupiscibile” ai valori eterni e divini dello spirito, ma è anche il principio di ogni universale impulso alla fecondazione, nell’alchimia del mercurio spirituale che si combina allo zolfo filosofico. Infatti il liocorno con la sua “freccia spirituale” somiglia al Sagittario nella sua qualità di divina forza creatrice, di spinta verso l’alto e che indica nell’ unificazione il segreto dell’ apparente inconciliabilità degli opposti.
Quindi il corno unico, che è lo “yod” fecondante, costituisce l’ emblema stesso della divinità e della sua incessante attività nel creare. 

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