Scherzi da Fata

Nel loro reame, nei castelli sotterranei, le fate vivono vite piene di risate e di felicità. Non manca niente. Il cibo e le bevande sono sempre abbondanti. Le loro esistenze sono gioiose e spensierate e non conoscono il dolore, la malattia e la sofferenza. Il tempo sembra eterno, e le fate, se invecchiano, lo fanno lentamente. Esse hanno il dono della gioia e della gaiezza. Dirette discendenti della dea Danu, le loro qualità soprannaturali le forniscono in abbondanza di tutto ciò di cui hanno bisogno, fatta eccezione per pochissime cose che appartengono unicamente al Mondo di Mezzo (per esempio il latte e il burro, che non si fanno scrupoli a rubare).

 La vita umana sembra loro terribilmente seria e pesante, come se gli uomini fossero persi in una specie di trance, uno stupore in cui le cose sembrano essere solo come appaiono in superficie. E così, per liberarci dall’eccessiva serietà, le fate ci giocano tiri di ogni genere: solitamente spostando il byre (il granaio) di qualche metro, rubando oggetti e lasciando altre cose alloro posto, sostituendo la mucca più bella con una mucca soprannaturale, conversando con gli umani da rocce e alberi, lasciando in giro monete d’oro, suonando musiche allegre, forti abbastanza da poter essere sentite attraverso il terreno. I dispetti delle fate rivelano la “follia delle cose” e Vincono la nostra severità con l’umorismo e lo sconcerto. Quando prendiamo sul serio i loro scherzi, si divertono ancora di più. Se seguissimo il loro esempio, la vita ci sembrerebbe meno pesante e piena di giocosità, di risate e di maggiore sincronicità.

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© Bri
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