Mab regina delle Fate

Anche se non si ritrova il nome della potente Regina Mab il suo spirito è presente nelle leggende arturiane. 
E’ una  delle regine Regina del Piccolo Popolo. Nella tradizione celtica, la Regina Mab era anche nota come Regina Maeve. “Maeve” significa idromele e si dice che Mab diede questo vino come simbolo del suo sangue a tutti i suoi consorti. Nel Warwickshire, la parola “Mabled”, sta a voler dire “condotto fuori dalla strada dalle fate o folletti.” Nella lingua gallese, il Cymric, Mab fu definita come  “la piccola bambina.” oltre che “Regina Lupo.” 
Nella mitologia, Mab era l’entità che garantiva il contatto tra i mondi. Fu venerata anche come Dea dei guerrieri nel ciclo di Ulster. Il suo aspetto di madre/guerriera era fortemente associato alla Tripla Dea Madre. La festa Pagana di Mabon fu ed è celebrata in suo onore, ogni anno all’Equinozio Autunnale (21 settembre). Durante questa ricorrenza chi voleva diventare Re doveva invocare la potente Regina Mab ed essere invitati dal potente spirito a bere il suo idromele. Questo avrebbe assicurato al Re una moglie, dei figli e una iniziazione ai misteri delle donne. 
La Regina Mab ha catturato la fantasia di molti scrittori che hanno bloccato il suo magico essere nei loro componimenti. Ne è un esempio il monologo di Mercuzio in “Romeo e Giulietta” di Shakespeare:

Vi racconterò della REGINA MAB… Lei è la levatrice delle fate e viene in forma non più grossa di una pietra d’agata sull’indice di un assessore ed è tirata da un equipaggio di piccoli atomi sui nasi degli uomini mentre sono addormentati .

La sua carrozza è un guscio di nocciola, lavorata da uno scoiattolo o da un vecchio lombrico, che da tempo immemorabile sono i carrozzieri delle fate.  I raggi del cocchio son fatti di lunghe zampe di ragno, il mantice di ali di cavallette, le redini della più lieve ragnatela…. I finimenti degli umidi raggi della luna, la sferza d’osso di grillo e la frusta d’una pellicola! Il cocchiere, nato dal dito pigro di una fanciulla, è un minuscolo moscerino grosso meno della metà di un verme…

E in questo stato ella galoppa tutta la notte dentro i cervelli degli amanti…che poi sognano AMORE, sulle ginocchia di cortigiani…che subito sognano riverenze, sulle dita di avvocati…che poi sognano parcelle, e sulle labbra delle signore…che subito sognano Baci e che Mab, adirata, copre spesso di bolle perché il loro fiato sà troppo di dolci! A volte và galoppando sul naso di un cortigiano alchè lui sogna il profumo d’una supplica, e a volte corre sul collo di un soldato così lui sogna di tagliare gole straniere, imboscate, brecce, lame di Spagna e brindisi profondi cinque tese. E poi di colpo lo tambureggia sull’orecchio, e lui sobbalza, si sveglia e, così atterrito, sacramenta una preghiera o due e poi cade di nuovo addormentato. 

Questa è la stessa Mab che di notte arruffa la criniera dei cavalli e nei luridi e sporchi crini impasta riccioli d’elfo, che una volta sdipanati…portano sfortuna! Questa è la strega che quando le ragazze giacciono sulla schiena, lei ci monta sopra in tal modo, insegnando loro come si fa e rendendole donne di buon portamento, QUESTA………………Ma basta basta BASTAAAA!!!!……………….IO parlo di niente! Anzi, di sogni, che son figli di un cervello pigro, da niente generati se non dalla vana fantasia, che è di sostanza sottile come l’aria e più incostante del vento, che ora corteggia il petto gelato del Nord e poi, irritato, sbuffa via di lì e volge il lato al rugiadoso Sud……………………..Mercuzio
(William Shakespeare, Romeo e Giulietta) 

Act I, scene IV
Mercutio:
Oh, then, I see queen Mab hath been with you.
She is the fairies’ midwife; and she comes
In shape no bigger than an agate stone
On the forefinger of an alderman,
Drawn with a team of little atomies
Athwart men’s nose as they lie asleep:
Her waggon-spokes made of long spinners’ legs,
The cover, of the wings of grasshoppers;
Her traces of the smallest spider’s web;
Her collars of the moonshine’s watery beams;
Her whip of cricket’s bone; the lash of film:
Her waggoner a small grey-coated gnat,
Not half so big as a round little worm
Prick’d from the lazy finger of a maid:
Her chariot is an empty hazel-nut,
Made by the joiner squirrel, or old grub,
Time out o’ mind the fairies’ coach makers.
And in this state she gallops night by night
Through lovers’ brains, and then they dream of love:
On courtiers’ knees, that dream on court’sises straight:
O’er lawyers’ fingers, who straight dream on fees:
O’er ladies’ lips, who straight on kisses dream:
Which oft the angry Mab with blisters plagues,
Beacause their breaths with sweetmeats tainted ares.
Sometimes she gallops o’er a courtiers’ nose,
And then dreams he of smelling out a suit:
And sometimes comes she with a tithe-pig’s tail,
Tickling a parson’s nose as ‘a lies asleep,
Then dreams he of another benefice:
Sometimes she driveth o’er a soldier’s neck,
And then dreams he of cutting foreign throats,
Of breaches, anbuscadoes, Spanish blades,
Of healths five fathom deep: and then anon
Drums in her ear: at which he starts, and wakes;
And, being thus frighted, swears a prayer of two,
And sleeps again. This is that very Mab
That plats the manes of horses in the night;
And bakes the elf-locks in foul sluttish hairs,
Which, once untangled, much misfortune bodes.
This the the hag, when maids lie on their backs,
That presses them, and learns them first to bear,
Making them women of good carriage.
That is she


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