Le Fate di Cottingley

Le Fate di Cottingley appaiono in una serie di cinque fotografie scattate da Elsie Wright (1901-1988) e Frances Griffiths (1907-1986), due giovani cugini che vivevano in Cottingley , nei pressi di Bradford , in Inghilterra. Nel 1917, quando sono state scattate le prime due fotografie, Elsie avevano 16 anni ed era Frances 9. Le immagini sono state scoperte dallo scrittore Sir Arthur Conan Doyle.

Per una coincidenza, Arthur Conan Doyle aveva ricevuto l’incarico da parte dello Strand Magazine di scrivere un articolo sulle fate per il numero di Natale 1920 (pubblicato a fine novembre). Ci stava lavorando nel mese di giugno, quando venne a conoscenza delle due foto. Doyle contattò Gardner, e ottenne una copia delle immagini.

Doyle all’inizio era molto scettico: mostrò le stampe a Sir Oliver Lodge, uno studioso di fisica, che le considerò false: costui avanzò l’ipotesi che si trattasse di un gruppo di ballerini mascherati da fate. Anche presunti esperti di fate contattati da Lodge affermarono che le acconciature erano «troppo parigine» per essere vere. Il clamore e la reazione della vicenda furono enormi.

Il caso stava svanendo da solo quando, nella primavera del 1921, le due cugine produssero altre tre fotografie.

Le Fate di Cottingley: nuove foto.

Le nuove foto riaccesero il dibattito. Sir Arthur Conan Doyle sostenne che si trattava della prova definitiva dell’esistenza degli spiriti, mentre gli oppositori definirono le foto come dei falsi ben realizzati.
Durante le vacanze estive dell’agosto 1920 Polly Wright aveva scritto a Frances Griffiths, che si era trasferita con la famiglia a  Scarborough, dopo la guerra, di tornare a Cottingley. Gardner aveva portato nuove lastre e macchine fotografiche per dare alle cuginette l’opportunità di realizzare altre fotografie.
Frances, quasi quattordicenne, stava ottenendo buoni risultati scolastici e aveva vinto una borsa di studio per la scuola di lettere, mentre Elsie aveva lasciato la scuola anni.
Gardner aveva portato in effetti nuove lastre, che aveva però marcato segretamente: lo stesso Gardner raccontò nel 1945 l’episodio nel suo libro Fairies: a book of real fairies.

Lo studioso spiegò alle due bambine come usare le macchine fotografiche, dandone una ad ognuna. Si raccomandò di andare presso il torrente, sul luogo dove erano state realizzate le prime foto, solo con buone condizioni meteo e di luce, e spiegò loro le più elementari precauzioni sulla luce e la distanza per avere buone immagini.

Nelle due settimane successive il maltempo impedì alle ragazze di fare le loro escursioni, finché il 19 agosto 1920 Polly Wright scrisse a Gardner dicendo che dopo una mattinata nebbiosa, le bambine avevano realizzato alcune foto mentre lei si trovava da un’amica per il tè. Erano riuscite a fotografare solo due fate.

Due giorni dopo la signora scrisse di nuovo, affermando che di sabato pomeriggio le bambine avevano fatto diverse foto, di cui una sola visibile ma sfocata e incomprensibile. Le foto erano state sviluppate dal padre di Elsie il giorno successivo.

Le lastre vennero mandate a Londra, impacchettate con molta cura dal padre, che era assai perplesso: aveva ammirato Doyle, ma ne aveva perso ogni stima perché riteneva che si fosse lasciato ingannare dalla «sua Elsie, che era l’ultima della classe».

Gardner ricevette le lastre con il sigillo nascosto, le quali riportavano immagini talmente interessanti che scrisse un telegramma a Conan Doyle, che si trovava ancora in Australia. Doyle rispose, affermando che le tre foto mandate da Gardner confermavano i risultati pubblicati e che la prova dell’esistenza delle fate avrebbe aperto la strada per accettare numerosi altri fenomeni occulti.

Sia Conan Doyle che Edward Gardner erano interessati, più che alle fate, a portare avanti le tesi spiritiste: per Doyle la faccenda delle fate era «un dono degli dei», e avrebbe aperto la via a un nuovo modo di guardare al mondo invisibile. Conan Doyle usò le tre foto per un secondo articolo sullo Strand, pubblicato nel 1921, in cui descriveva altri racconti di presunti avvistamenti di fate. L’articolo fu la base per il suo libro The Coming of the Fairies del 1922.

Di nuovo l’opinione pubblica si divise
Alcuni personaggi pubblici supportarono la teoria delle fate: Margaret McMillan, riformatrice del sistema educativo e sociale inglese, sostenne che «era meraviglioso che sia stato salvaguardato un così meraviglioso dono in quei cari bambini».

Un altro personaggio eminente dell’epoca, il romanziere Henry de Vere Stacpoole, esaminò le fotografie ed affermò sulla base dell’intuizione che erano originali.

Nell’agosto del 1921 venne organizzata una spedizione che comprendeva il chiaroveggente Geoffrey Hodson. Secondo Gardner e Doyle, se qualcuno poteva vedere le fate, quello era Hodson. Il risultato fu fallimentare.
Verso la metà degli anni ‘20 la vicenda uscì dai giornali, ma non venne del tutto dimenticata dall’opinione pubblica, che si divideva tra chi la considerava in un falso e chi la credeva reale.
Già a quel tempo Elsie e Frances erano stanche dell’intera faccenda, e desideravano che tutta quell’attenzione calasse.
E così, in effetti, fu. LA risposta definitiva non venne da nessuna indagine e le due ragazze ripresero una vita normale, crescendo, e facendosi una famiglia.

L’interesse per le fate di Cottingley gradualmente diminuì dopo il 1921. Entrambe le ragazze sposate hanno vissuto all’estero per un certo tempo, ma le fotografie continuarono ad incuriosire.

Nei primi anni 1980 Elsie e Frances ammettono che le fotografie erano state realizzate utilizzando ritagli di cartone di fate copiate dal libro per bambini popolare del tempo, ma Frances ha sempre sostenuto che la quinta e ultima foto era autentica. Le fotografie e due delle fotocamere utilizzate sono in mostra nella Nazionale della Scienza e Media Museum di Bradford , in Inghilterra.

A questa storia è ispirato anche il film Favole (1997) con Peter O’ Toole nel ruolo di Arthur Conan Doyle

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