Il salice fatato

A dispetto del nome italiano maschile, il Salice da sempre è stato considerato un albero femminile e legato dappertutto alle divinità femminili, in particolare alle dee della luna. La luna, con la sua luce fredda, governa l’acqua e le emozioni. Non a caso si usa la parola lunatica per indicare una persona in balìa delle emozioni. In effetti possiamo trovare nel Salice tante caratteristiche della luna, a partire dal colore delle foglie e dalla loro forma che ricorda una mezzaluna, fino al suo rapporto così intimo con l’acqua e le emozioni.

Il forte legame del Salice con le emozioni emerge in numerose culture. In particolare veniva associato alle emozioni collegate a concepimento, nascita, amore, bellezza, musica, poesia, tristezza, separazione e morte. Tutte le emozioni fanno parte della vita e sono importanti, anche quelle che non ci piacciono; il Salice permette di viverle in modo equilibrato.

Nell’antica Grecia era l’albero di Persefone, figlia di Demetra e insieme a lei dea della fertilità, ma anche simbolo dell’eterna successione di vita e morte. Persefone doveva stare per alcuni mesi all’anno, nel periodo invernale, negli inferi, e questo causava la morte della vegetazione. In primavera tornava a vivere sulla terra portando fertilità e bellezza. Così il Salice diventa sia l’albero della morte che della immortalità o più precisamente simbolo dell’eterno ciclo in cui dalla morte nasce nuova vita, come dimostra l’albero quando cade: l’albero ormai destinato a morire emette delle radici a generare nuova vita.
In molte culture il Salice rappresentava la fertilità, la bellezza e l’arte. Dai Salici presenti nel giardino di Persefone, Orfeo ottenne la sua capacità di incantare con la lira e la sua voce. Idunn, dea scandinava dell’immortalità e della bellezza, ancora prima di essere associata al Melo, aveva come albero il Salice.
della mitologia celtica era l’albero di Brigid, dea della fertilità e protettrice dei poeti, artisti, guaritori e druidi, nonché degli artigiani. L’arpa celtica era fatta in legno di Salice anche se si tratta di un legno poco resistente. Il carbone fatto dal legno di Salice è considerato il carbone da disegno più pregiato.

Un’altra caratteristica del Salice, anche se non emerge in maniera evidente nella mitologia, è il suo modo particolare di offrire ospitalità o meglio rifugio ad altri esseri viventi. Nelle cavità del tronco e dei rami trovano rifugio tanti piccoli e grandi animali, tra cui frequentemente civette e gufi, ma possono crescere anche altre piante, persino alberi.

Nell’antichità, l’albero è stato considerato la dimora di elfi, fate e folletti.
Il Salice era anche l’albero delle streghe, quindi delle profezie, della guarigione, della magia. Prima che si diffuse la religione cristiana, le streghe erano considerate sacerdotesse capaci di mettersi in contatto con il mondo invisibile: in questo cercavano aiuto nel Salice. Quando la Chiesa comincia a imporre la sua dottrina con la forza brutale, le streghe diventavano cattive, così anche il Salice diventa l’albero delle streghe. Nel medioevo una donna che sostava vicino a un Salice rischiava di essere bruciata come strega. Così, col tempo, diventa sempre più un albero associato al diavolo, con le forze negative e la tristezza, da evitare a ogni costo. Tuttavia con la scoperta, circa 200 anni fa, dell’acido salicilico contenuto nella corteccia, il Salice torna tra le piante socialmente accettabili, anzi utili. L’acido salicilico è il precursore dell’Aspirina, il farmaco più famoso del mondo.


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