Il melo fatato

Allegro come un fauno estivo
Danzo la mia vita su una radura estiva,
Cibandomi dove nascono le mele.
Nella luccicante rugiada di un’alba dorata
Nel frutteto ci divertiamo;
E’ qui che raccogliamo frutti e corriamo,
Fino al giorno in cui andremo ad Avalon,
L’isola del Sole occidentale.

Il melo. La radice europea del nome del melo è apple in inglese, apfel in tedesco e aval in bretone. Da questa radice proviene Avallonn, nome dell’isola della fata Morgana nel Baltico, il nome della città di Avallon in Francia. Ha dato anche il nome al melo, in gallico Abellio, nome dell’ape in francese, del dio della medicina Apollon.
La fata Morgana coltivava alberi di mele e raccoglieva frutti immortali il cui numero non diminuiva mai, anche quando li si mangiava.

Avevano un gusto di miele di api. Il melo occupava un posto importante nelle credenze sul piccolo popolo. L’isola al di là del mare dove alla sua morte – o per meglio dire alla sua sparizione dal mondo – fu trasportato re Artù si chiamava Avallon, il paese dei pomi. In una canzone l’aldilà è rappresentato, secondo l’antica tradizione, come un ‘isola piena di alberi di mele. Sembra sbagliato ritenere per questo che il melo sia il simbolo dello spirito e della conoscenza che si può acquisire esplorando altri mondi: si tratta evidentemente di una scienza segreta e di un potere che si esercita al di fuori dell’ universo psichico.


Il melo e i suoi frutti simboleggiano la vita eterna; ne sono il segno che perviene agli uomini. A Plougastel-Daoulas (Francia) si è mantenuta fino ai nostri giorni l’usanza di mettere all’asta nel pomeriggio di Ognissanti un arbusto i cui rami sono stati tagliati a poca distanza dal punto di crescita, per infilzare delle mele sul restante tronco. È l’albero delle mele, gwezenn an avalou: questo rito che sembra stabilire la comunione tra questo universo e l’altro, continua così il senso tradizionale della festa del l° Novembre, il Samonios gallico, il Samhain irlandese.
La mela è il frutto dell’immortalità, della scienza e della saggezza. È un mezzo per entrare o restare in contatto con l’Altro Mondo, ma non sono mai i druidi che lo danno agli uomini. Nel racconto della Navigazione di Bran, la mela è sostituita da un ramo di pomo e il nutrimento dalla musica. Ma è sempre un messaggero dell’ Aldilà che li porta.

“E un ramo di pomo di Emain che io porto, 
simile a quello conosciuto, 
con dei rametti di bell’argento, 
sopracciglia di vetro con dei fiori”

Il ramo e la bacchetta ornata da tre mele è anche una delle insegne della maestà regale del popolo fatato.

“Quanto a Samhain, per celebrare l’inizio dell’anno celtico i druidi si riuniscono al limitare delle paludi e la mela è offerta agli Dei e ai partecipanti. Se è tagliata perpendicolarmente all’asse del peduncolo, si scopre un pentacolo rinchiuso in un cerchio, lo spirito e la materia carnale, stella a cinque punte simbolo del Sapere”. 

L’abbattimento di un melo era punito con la morte secondo la legge di Brehon, che stabiliva il grado di severità delle pene a cui andava incontro chi offendeva gli alberi. In tutte le tradizioni celtiche il melo è un frutto di scienza, di magia e di rivelazione. È anche un meraviglioso nutrimento. Il melo, come la quercia, è l’oggetto delle pratiche di transfert delle malattie.

Tra gli oggetti meravigliosi la cui ricerca è imposta dal dio Lug ai tre figli di Tuireann quale compenso per la morte di suo padre Cian, figurano le tre mele del giardino delle Esperidi: chiunque ne mangi non avrà più ne fame ne sete, ne dolore ne malattie ed esse non si consumeranno mai. In qualche racconto bretone, mangiare una mela serve da prologo a una profezia.

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