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Violette, Viola odorata |
Della
famiglia delle violacee, sono diffuse in tutti i continenti, ma, se da noi si
riconoscono subito per la forma irregolare dei fiori, quelle delle regioni
tropicali o subtropicali sono invece di tipo arbustivo e anche arboreo. In
primavera i boschi ne sono pieni.
Il piccolo popolo ama questo grazioso e profumatissimo fiore. Sembra che durante
le ridde notturne le fate facciano a gara a raccogliere rugiada dai fiori di
viola!
In medicina sono state sfruttate tutte le parti della pianta: i fiori in fusione
o sciroppo, per calmare la tosse e come sudoriferi; le parti sotterranee, più o
meno emetiche e purgative; le foglie, che in cataplasma sono emollienti;
tuttavia, a parte il suo impiego nella cura delle affezioni delle vie
respiratorie, oggi la farmacopea ufficiale ne ha abbandonato l'uso.
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Le
api, all'inizio della primavera, ne suggono volentieri il nettare, soprattutto
quando i calabroni hanno aperto loro la strada lacerando lo sperone del petalo
posteriore.
La curiosità botanica più rilevante circa le corolle della viola è il
fenomeno della "cleistogamia", detta anche fecondazione a fioritura
chiusa, si verifica nelle pianticelle del sottobosco dove, talvolta, l'ombra è
così densa da pregiudicare la schiusura delle corolle e così impedire agli
insetti di compiere la loro opera di trasporto del polline da un fiore
all'altro. Ebbene, in questa situazione, le piante decidono di provvedere all'autofecondazione:
nel chiuso della corolla si forma il seme che poi matura e cade al suolo
assicurando la perpetuazione della specie.
Per il loro profumo discreto e il loro formato minuscolo, sono state scelte in
poesia come simbolo di modestia e discrezione nascosta. Secondo il mito, la
figlia di Atlante per sfuggire alle brame di Apollo, sarebbe stata trasformata
in viola. Madame de Sevigne chiamava Mademoiselle de la Vallière l' "umile
violetta". Uno dei premi dei giochi floreali era una viola d'oro.
Nel
giardino di una piccola, sperduta isola, Sant'Elena, è nata l'ultima leggenda
legata al ricordo del vincitore di Jena e di Austerlitz, al grande sconfitto di
Waterloo. Una leggenda che racconta la tragica notte della morte di Napoleone,
mentre infuriava un fortunale che abbatteva gran parte degli alberi che facevano
corona alla sua casa.
Al mattino, fra tanti rami stroncati e arbusti divelti, due angoli apparvero
intatti, quasi il vento non li avesse sfiorati: dove stava una quercia e il
tappeto di viole dinnanzi alla camera dell'Imperatore.
Forse non è andata proprio così, ma per i bonapartisti, il tappeto di viole
fiorito il mattino del cinque maggio ha finito per diventare un simbolo preciso:
grandeur e umiltà unite insieme.
Tutte queste qualità dovevano essere ben note anche a un altro personaggio,
meno reale ma altrettanto noto, ossia Giove, che volendo intrecciare un
rapporto d'amore con la ninfa Io, non trovò di meglio che tramutarla in
una giovenca, commettendo una grave mancanza di delicatezza cui il padre degli
dei pensò di porre rimedio inventando uno straordinario e raffinatissimo
pascolo per la malcapitata: un grande prato coperto di viole costantemente in
fiore.
Gli esempi, mitologici e romantici potrebbero continuare per pagine e pagine, ma
la più bella celebrazione delle viole sta nella loro stessa grazia, in quel
loro timido apparire tra i fili d'erba, nella soavità del loro profumo,
nell'armonia dei loro colori.
Nel linguaggio dei fiori, sta a significare l'amore segreto: "nascondiamo
il nostro amore".
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