Equinozio di Primavera (21 marzo): il primo vero giorno di primavera. Il giorno e la notte si equilibrano e la Giovane Dea continua a maturare
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splendente. Con il 21 marzo, entriamo
nella fase luminosa più decisamente marcata, dove il perfetto equilibrio
equinoziale tra luce e tenebre non è stasi ma ulteriore spinta verso le vette
più alte della marea solare.
Iniziaticamente con la primavera, da prima ver
che significa letteralmente "prima stagione", comincia l'anno: tutto infatti
nella natura sembra rinascere sotto la misteriosa influenza di un potere
rigenerante cui niente e nessuno può sottrarsi.
E' un momento importante e molti ne sentono i segni anche dentro di sé, il mondo sta ruotando, questa grande nave su cui ci troviamo cambia rotta, possiamo distenderci e sentirlo se chiudiamo gli occhi, e una immensa potenza cambierà tutto intorno a noi. La natura stessa è già cambiata, colori brillanti, verde, azzurro, bianco dei fiori, tutto è pronto per crescere, questo è il momento in cui il mondo ci "presenta" i protagonisti della nuova estate.
All'Equinozio di Primavera (o Talui), intorno al 21 marzo, giorno e notte sono in perfetto equilibrio (la parola equinozio deriva dal latino aequus nox, "uguale notte") ma la luce aumenta sempre di più, dopo le lunghe notti invernali. La Ruota dell'Anno gira attraverso le stagioni, verso i lunghi e caldi giorni estivi. La Natura si risveglia, i fiori sbocciano ovunque. è il tempo del ritorno della vegetazione: fioriscono il narciso, la primula, fiori primaverili color del sole.
Non c'è da meravigliarsi quindi se questa data sia stata
associata presso varie culture a concetti quali la fertilità, la resurrezione,
l'inizio. Ma se nel suo aspetto di fertilità umana l'Equinozio deve inchinarsi
alla festa successiva, quella di
Beltane, esso possiede completamente l'aspetto
della fertilità vegetale, che si manifesta in modi diversi a seconda della
latitudine. Infatti, se nel Mediterraneo è tempo di germogli, nel Nord Europa è
tempo di semina, in cui i nuovi semi vengono benedetti. Nelle tradizioni neo-druidiche
contemporanee l'Equinozio primaverile è denominato Alban Eiler, "Luce della
Terra", con riferimento al fatto che il sole ora si trova al di sopra
dell'equatore celeste, la zona astronomica chiamata nelle antiche cosmologie
"terra emersa" e contrapposta alle "acque inferiori", cioè la zona al di sotto
di tale fascia. La primavera, in queste concezioni druidiche è celebrata con tre
feste: Imbolc che ne rappresenta i primi movimenti, l'Equinozio che ne è la
manifestazione visibile, e
Beltane che è la sua pienezza.
Come festa solare, appartengono all'Equinozio i temi del fuoco e
della luce. Luce e fertilità sono sopravvissuti nel folklore europeo, in cui è
rimasta la tradizione di accendere i fuochi di Pasqua sulle cime di alte colline:
più a lungo restano accesi, più sarà fruttifera la terra. I miti primaverili
della fertilità sono presenti infatti anche nel Nord Europa. La parola Est, la
direzione a cui è collegato l'Equinozio primaverile, deriva da Eostre (o Ostara,
"la stella dell'est" cioè Venere) la dea sassone della fertilità assimilabile a
Venere, Afrodite e Ishtar.
La pianta sacra dell'Equinozio di Primavera è il trifoglio. Pianta simbolo dell'Irlanda, della quale si dice che San Patrizio, evangelizzatore dell'isola se ne usasse per spiegare la Trinità cristiana (incidentalmente la festa di San Patrizio ricorre il 17 marzo, in prossimità dell'equinozio). In realtà si tratta di una tradizione tarda risalente al 18°secolo e il trifoglio non era altro che la triskele, la ruota solare a quattro bracci, mentre la varietà a quattro foglie rappresentava la croce celtica, la ruota solare, il cerchio magico delle quattro direzioni: tutti simboli molto più antichi del Cristianesimo.
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