Elfi
fatati
Ai
cui balli notturni presso un bosco
O
ad una fonte assiste il contadino stupito,
O
forse sogna, mentre sopra di lui la luna
È
arbitra e alla terra avvicina
il
suo diafano corso.
MILTON


Vi
è a Tipperary una delle colline più strane del mondo. C' è un picco sulla sua
cima che sembra un berretto da notte di forma conica gettato negligentemente
sulla testa, come quando al mattino vi alzate. Proprio alla sua sommità vi è
stata costruita una sorta di loggia dove, d'estate, la signora che la fece
erigere e i suoi amici si recavano in gite di piacere; ma tutto ciò fu molto
tempo dopo i giorni delle fate, e ora credo che sia in stato di abbandono.
Tuttavia,
prima che la loggia fosse costruita o il terreno seminato, esisteva vicino alla
cima della collina un'ampia pastura dove un mandriano trascorreva le sue notti e
i suoi giorni col suo bestiame. Questo luogo era stato un antico regno delle
fate e il Buon Popolo era indignato dal fatto che la scena dei loro giochi
scanzonati e briosi fosse stata invasa dal brutale scalpiccio di tori e vacche.
I muggiti del bestiame offendevano le l'oro orecchie e la regina delle fate
della collina decise di scacciare di persona i nuovi arrivati, e state a vedere
come fece.
Quando
giunsero le notti del raccolto e la luna splendeva chiara e brillante sulla
collina e le bestie se ne stavano quiete e silenziose a riposare e il pastore,
avvolto nel suo mantello, se ne stava a fantasticare col cuore rallegrato dalla
meravigliosa
compagnia delle stelle, che splendevano sopra di lui, immerso nella luce che rischiarava tutto il cielo, ella venne a danzare
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Veduta
dalla
magica collina di |
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innanzi a lui, ora con un aspetto ora con
un altro, ma tutti egualmente ripugnanti e spaventosi. Una volta assunse
l'aspetto di un grande cavallo, con ali di aquila e coda di drago, sibilando e
sputando fuoco. Improvvisamente poi si trasformò in un omiciattolo zoppo di una
gamba, dalla testa di toro e circondato da una fiamma che lo lambiva torno
torno. Poi in una enorme scimmia dai piedi d'anitra e la coda di tacchino.
Ma
non mi basterebbe tutto il giorno se dovessi raccontarvi tutti gli aspetti che
ella assunse. E poi ruggiva o nitriva o sibilava o muggiva o ululava o lanciava
il grido
ululare a questo mondo. Il povero pastore si copriva il volto e si appellava a tutti i santi, ma a nulla servì. Con un soffio del suo alito ella faceva volar via il pesante mantello, per quanto forte quello cercasse di stringerlo e di coprirsene gli occhi, e non un santo del cielo gli prestava la minima attenzione.
E quel che è peggio, non
riusciva nemmeno a muoversi; no, nemmeno a chiudere gli occhi, era obbligato a
rimanere lì, inchiodato da una forza sconosciuta, lo sguardo fisso a queste
visioni
Il
bestiame invece sembrava impazzito, come se fosse
pizzicato dai tafani; e tutto questo ebbe termine solo al sorgere del sole.
Le
povere bestie erano stremate dalla mancanza di riposo e nemmeno il pascolo servì
a ristorarle; inoltre cadevano vittime di un incidente dopo l'altro. Non passava
notte che qualcuna di esse non cadesse in una buca e si storpiasse o,
addirittura, morisse. Alcune cadevano nel fiume e affogavano; in una parola,
sembrava che queste disgrazie non avessero fine. Ma a peggiorare la situazione,
non si poteva trovare un pastore che attendesse di notte al bestiame. Bastava
una sola visita delle fate per far quasi uscire di senno anche i più
coraggiosi. Il proprietario del terreno non sapeva più che fare. Offriva paga
doppia, tripla, quadrupla, ma nessuno accettava per denaro di
Questa si rallegrava del buon esito della
sua decisione e continuò le sue burle. Mentre il bestiame man mano diminuiva e
nessuno osava rimanere sul posto, le fate cominciarono a tornare in gran numero
e scherzavano più allegramente di prima, bevendo gocce di rugiada in coppe di
ghianda e apparecchiando i loro banchetti sul cappello di grossi funghi.
Il
contadino sgomento cercava invano un rimedio. Si accorgeva che le sue sostanze diminuivano di giorno in giorno, i suoi
Dategli
un po' da bere e avrebbe sfidato il diavolo. Avrebbe
Durante
una delle sue tristi passeggiate il contadino lo incontrò
e a Larry, che gli domandava la causa del suo abbattimento,
narrò tutti i suoi guai. «Se è tutto qui quello che ti cruccia»,disse
Larry , «tranquillizzati. Se pure a Knocksheogowna ci fossero
tante fate quante piante di patate a Eliogurty, non esiterei ad
affrontarle. Sarebbe proprio bella se io, che non ho mai avuto
paura di un uomo in carne e ossa, voltassi la schiena ad
una
ridicola fata, che non è grande nemmeno quanto un pollice».
«Larry», disse il contadino, «non essere tanto presuntuoso, perché non sai chi ti ascolta; ma se mantieni la tua parola
e
badi alle mie mandrie per una settimana sulla montagna,
L
' affare fu concluso e, non appena la luna fece capolino
pentire
della sua imprudenza»; e poi fuggirono via. Larry le
questo,
in quello e in quell'altro, ma Larry continuava a suonare
come lui solo ne era capace. Alla fine quella perse la pazienza,
come fanno le donne quando non prestate orecchio ai
loro brontolii e si tramutò in un vitello biancolatte come la
ora,
dalla sommità di Knocksheogowna, volgendo lo sguardo
a ovest verso l' Atlantico, potete vedere la Shannon, regina dei
fiumi, «allargarsi come il mare» e scorrere dolcemente,
Il
fiume brillava quella notte sotto la luna e appariva
canto
dei pescatori si alzava lieto dalle sponde. Larry , come ho
la fissò in volto e, grattandosi la testa, gridò: «Ben fatto, parola mia! Non è stato un balzo da poco per un vitello!» Ella lo guardò per un momento e riassunse poi il suo
aspetto.
«Laurence», disse, «sei un tipo coraggioso; vuoi ritornare
da dove sei venuto?» «E così farò», disse quello, «se me lo
permetterai». Mutatasi così di nuovo in vitello, di nuovo Larry
le saltò in groppa e con un altro salto tornarono in
c' è qualcosa che io
possa fare per te chiedi e sarai accontentato». Così dicendo
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La
collina di Knocksheogowna, la cui posizione è accuratamente
Olaus
Magnus ci dice che: «Viaggiatori notturni
e guardiani di greggi e mandrie possono essere accerchiati da molte
apparizioni strane».
La
figura di «un salmone con una sciarpa attorno al collo e un
settimane
dell'anno e nella quale non doveva essere detto nulla di
Ho
visto il fiume Barrow
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