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Radici della CandeloraCandelora è il nome popolare (deriverebbe dal tardo latino "candelorum", per "candelaram", benedizione delle candele) attribuito dai cristiani alla festa celebrata il 2 di febbraio in ricordo della presentazione di Maria al tempio quaranta giorni dopo la nascita di Gesù. Questo in quanto per gli ebrei, dopo il parto di un maschio, una donna era considerata impura per un periodo di 40 giorni. Le origini di questa festa sono però precedenti e sono riscontrabili, in diverse forme ma tutte con lo stesso significato, in varie parti d'europa. Andando indietro nel tempo, in Italia, a Roma, risaliamo ai Lupercalia che si celebravano alle Idi di febbraio, per i romani l’ultimo mese dell’anno, che servivano a purificarsi prima dell'avvento dell'anno nuovo e a propiziarne la fertilità. In questa celebrazione, dedicata a Fauno Lupercus, due
ragazzi di famiglia patrizia venivano condotti in una grotta
sul palatino, consacrata al Dio, al cui interno i sacerdoti,
dopo aver sacrificato delle capre, segnavano loro la fronte
con il coltello tinto del sangue degli animali. Il sangue
veniva poi asciugato con della lana bianca bagnata nel
latte, e subito i due giovani dovevano sorridere. Un'altro momento particolare della festa era la 'februatio', la purificazione della città, in cui le donne giravano per le strade con ceri e fiaccole accese, simbolo di luce. Per le tradizioni celtiche questa ricorrenza viene chiamata invece Imbolc (da imbolg - nel grembo) e risulta particolarmente legata alla triplice Dea Brigit (o Brigid), divinità del fuoco, della tradizione e della guarigione; anche questa festa venne poi trasformata in età cristiana e il ruolo della Dea affidato alla figura di santa Brigida, a cui vengono attribuite tutte le caratteristiche della divinità, in particolare quella del fuoco sacro. Sempre in merito alle origini italiche della Candelora, nel "Lunario Toscano" dell'anno 1805 si ritrova questo testo: "La mattina si fa la benedizione delle candele, che si distribuiscono ai fedeli, la qual funzione fu istituita dalla Chiesa per togliere un antico costume dei gentili, che in questo giorno in onore della falsa dea Februa con fiaccole accese andavano scorrendo per le citta', mutando quella superstizione in religione e pieta' cristiana". Per la cronaca, i gentili erano i pagani e la Dea Februa era Iunio Februata (Giunone purificata), che veniva celebrata a Roma alle Calende di febbraio. Quindi, la purificazione di Maria fu fatta coincidere (per sostituirsi poi del tutto o quasi) con la festa pagana dedicata a Giunone e ai Lupercali. L’usanza di benedire le candele pare invece essere di origine francese e successiva alla processione (è documentata a Roma tra IX e X sec.) L'orso della CandeloraLa Candelora in alcuni luoghi viene chiamata "Giorno
dell'orso". In questo particolare giorno, l'orso si
sveglierebbe dal letargo e uscirebbe fuori dalla sua tana
per vedere come e' il tempo e valutare se sia o meno il caso
di mettere il naso fuori. Un proverbio piemontese in questo
senso recita: A Mentoulles nel periodo di Carnevale,
un uomo veniva mascherato da orso e tirato con una catena o
una corda per le strade, dove veniva schernito e bastonato. A Urbiano si celebra la "festa dell'orso": qualche giorno prima della ricorrenza, i cacciatori con il volto annerito, andavano alla ricerca dell'orso, che (rappresentato da un uomo travestito) veniva immancabilmente trovato la sera della vigilia. Cacciatori, "orso", e domatore visitavano le stalle e le osterie con il pretesto di spaventare la gente (e le ragazze) si lasciavano andare a trasgressive bevute. Il giorno dopo, l'orso compariva in paese e, dopo aver fatto il giro della borgata, ballava con la ragazza più bella prima di scomparire per ritrasformarsi in uomo. Questa festa ricorre non solo in piemonte e nelle zone dell'arco alpino, ma anche in altre regioni (e nazioni); in tempi più remoti l'orso della festa era vero, portato in giro da un montanaro/domatore che andava da un paese all'altro facendo ballare l'orso nelle piazze. In seguito questo uso scomparve e in alcuni paesi, per mantenere la tradizione, l'orso fu sostituito da una persona appositamente mascherata che ripeteva la stessa pantomima. A Putignano, in puglia, chi impersonificava l'orso girava per le vie del paese, fermandosi nelle piazze: lì, al suono di tamburi, si metteva a ballare la tarantella, tra i presenti disposti in cerchio che battevano le mani a tempo e lo punzecchiavano e colpivano con qualche sberla. A volte, a seconda del tempo, l’orso imitava o no l’atto del costruire il suo rifugio (u pagghiar’). Questi riti riproponevano comunque una tradizione antica che celebrava la festa del ritorno della luce e della bella stagione, con la sconfitta delle forze del buio e del freddo. Nello svolgimento di questi riti traspare la simbologia dell'orso (che con l'inverno va in letargo e si risveglia a primavera), interprete della forza primitiva della natura. L'orso può anche essere accostato alla figura dell'"uomo selvaggio". In entrambe le raffigurazioni rappresenterebbe comunque il binomio natura - uomo. Curiosità d'oltreoceanoPer gli americani è invece la marmotta a "decretare"
l'arrivo o meno della primavera. Il 2 febbraio viene
chiamato il "giorno della marmotta" e, in particolare, un
paese chiamato Punxsutawney, a nord di Pittsburgh in
Pennsylvania, ospita il Groundhog Day (giorno della marmotta
- usato come sfondo per un noto film con Bill Murray). In
questo giorno, una marmotta chiamata Punxsutawney Phil è al
centro di una rappresentazione in cui viene fatta uscire
dalla sua tana e se vede la sua ombra, l’inverno continuerà
per altre sei settimane. All the images on this web page are trademark and artwork of Brian Froud . © Brian Froud.
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