
Lasto beth lamen
"Ascolta le parole della mia lingua."
| La Lettera di Gandalf | |
| I due alberi | |
| Al Chiaro di Luna |
di Edgard Allan Poe |
| L'addio di Galadriel |
di Robert Louis Stevenson |
| Esseri di luce | |
| Il
fanciullo rapito di William Butler Yeats |
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| Cushenn
Loo |
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Ballata dell'Ulster Lascia, Anna cara, il tedioso arcolaio, Tuo padre è sul colle, e la mamma tua dorme; Vieni con noi fra le rocce, lassù sul pendio Intrecceremo una danza, attorno al roveto fatato.
Così di Anna Grace alla porta chiamavano Giovani belle e allegre nei loro verdi corpetti; La rocca lascia allora Anna, e il tedioso arcolaio, Anna, io credo, più bella di tutte. Guizzano lievi nell'incerta luce della calma sera, Svelando all'aria il collo bianco e le nude caviglie; Passano il pigro rivo nel suo assonnato canto, E i profondi dirupi nella spettrale brezza: Tenendosi per mano, cantano le fanciulle, Per il colle hanno preso, con intrepido passo, Fin che giungono ai sorbi, che solitari crescono Vicino al grigio Rovo delle Fate. Alti e sottili i sorbi accanto al Rovo - Come le due gemelle al fianco della nonna -
E sul suo
capo basso oscuro e grigio, Dolci a vedersi, le piene bacche. Allegre le fanciulle formano una catena, Cingendo a coppie liete un immobile sorbo, Vanno in dedali ondosi, come uccelli radenti, Nel canto più felice. Ma solenne è il silenzio della foschia d'argento Che assorbe i loro suoni in pace priva d'eco, E immoto si allunga il pendio nella sera, E più sognante ancor si fa la notte. Come note d'allodola cadute a una a una, Quando l'ombra del falco oscura il bosco aperto, Tacciono quelle voci, e restano nascoste Nell'eccitato moto della nuova paura. Poiché dall'aria intorno e dalla terra erbosa, Di fra i sorbi del monte e il vecchio Biancospino, Soffia nei loro cuori un Potere incantato, E, allacciate, sull'erba, si lasciano cadere. Silenziose si piegano, stringendosi vicine,
Le belle
braccia gettano attorno Invano poi si provano a coprire le braccia, E ancora si intravede il collo trepidante. Così avvinte, in ginocchio, con il capo chinato, Soffici sopra il battito - unico suono umano - veloce dentro i petti, Odono i lievi passi della schiera fatata. Silenziosa si aggira, come un fiume nell'aria. Nessuna che alzi un grido, o dica una preghiera, Ma angoscioso è il terrore delle tre ammutolite Che sentono Anna Grace trascinata lontano, E le potenze oscure non osano guardare. Si impigliano alle trecce i boccoli sfuggenti, E le ciocche ricadono, e il volto si allontana.
Sentono le
sue braccia staccarsi dalle loro, Ma non possono alzare lo sguardo per capire: Sui loro sensi ottusi l'incantesimo preme Tutta la notte d'ansia e gelido stupore, N‚ paura o sorpresa apre gli occhi tremanti, O le membra può alzare dal suolo freddo e duro, Fin che il mondo, girando, svela la sua rugiada, E le montagne arcane e i rivi nelle valli, Quando il chiarore giallo dello spuntar del giorno Scioglie le nebbie e insieme dissolve quell'incanto. Corrono allora, pallide, veloci, a perdifiato, Per narrare agli amici il triste fatto, invano... Entro un anno ed un giorno muoiono le fanciulle. E nessuno rivide l'infelice Anna Grace. Dolce piccino! T'abbraccia una culla d'oro E soffice ti avvolge una bianca coltre. Veglierò sul tuo sonno in una ariosa dimora Ove alberi frondosi si muovono al vento. Shuhin sho la lo lo. Quando le madri languono con il cuore spezzato,
Quando le
giovani spose sono divise Ah! certo non pensano, abbandonate e affrante, Che piangono un folletto consumato dal tempo. Shuhin sho la lo lo. Nelle nostre magiche sale scintillanti Piedi leggeri danzano bianchi come la neve; Fanciulle rapite, regine dei folletti, E re e guerrieri, una aerea schiera fatata. Shuhin sho la lo lo. Riposa piccino! Ti amo teneramente Quasi come t'ama la tua madre mortale, Il destriero più veloce e più fiero è il nostro
Che si muove
dove il calpestio della schiera Shuhin sho la lo lo. Riposa piccino! perché presto il tuo sonno Svanir… alle note della musica incantata. Veglierò sul tuo sonno in una ariosa dimora Ove alberi frondosi si muovono al vento. Shuhin sho la lolo. [di W. B. Yeats]
Laggiù dove i monti rocciosi Di Sleuth Wood si tuffano nel lago, Laggiù si stende un'isola fronzuta Dove gli aironi svegliano, sbattendo Le ali, i sonnolenti topi d'acqua; Laggiù abbiamo nascosto i nostri tini Fatati, ricolmi delle bacche e delle Più rosse ciliege rubate. Vieni, Oh fanciullo umano! Vieni all'acque e nella landa Con una fata, mano nella mano, Perché‚ nel mondo vi sono più lacrime Di quanto tu non potrai mai comprendere. Laggiù dove l'onda del chiar di luna risveglia Riflessi luminosi nelle grigie e opache Sabbie, lontano, là presso la lontana Rosses, tessendo noi danziamo Tutta la notte le più antiche danze, Intrecciando le mani e intrecciando gli sguardi Finché la luna non abbia preso il volo; E avanti e indietro balziamo E inseguiamo le bolle spumeggianti, Mentre il mondo è ricolmo di pene E dorme un sonno ansioso. Vieni, Oh fanciullo umano! Vieni all'acque e nella landa Con una fata, mano nella mano, Perché nel mondo vi sono più lacrime Di quanto tu non potrai mai comprendere. Dove l'acqua zampilla, vagabonda, Dalle colline sopra Glen-Car Nei laghetti fra i salici Dove a stento una stella potrebbe Bagnarsi, cerchiamo le trote assopite E bisbigliando ai loro orecchi doniamo Ad esse sogni inquieti Lievemente sporgendoci Dalle felci che versano Le loro lacrime sui giovani ruscelli. Vieni, Oh fanciullo umano! Vieni all'acque e nella landa Con una fata, mano nella mano, Perché nel mondo vi sono più lacrime Di quanto tu non potrai mai comprendere. E' con noi che egli viene, Il fanciullo dall'occhio solenne: Mai più potrà udire i muggiti Dei vitelli sui tepidi pendii O la teiera sul focolare Cantargli la pace nel petto, N‚ vedere i sorci bruni Che corrono attorno alla madia. Perché egli viene, il fanciullo umano, Viene all'acque e nella landa Con una fata mano nella mano, Da un mondo in cui vi sono più lacrime Di quanto egli potrà mai comprendere.
Lassù sulle cime ventose, Laggiù nelle valli di giunchi, Nessuno osa andare a cacciare Per tema dei piccoli ometti. Buona gente, piccola gente, Che si raccoglie a frotte, Verde la giacca, rosso il berretto, E bianca la penna del gufo! Lungo le spiagge rocciose Alcuni hanno posto dimora, Per cibo frittelle croccanti Di gialla schiuma del mare; Alcuni in mezzo alle canne Dei neri laghi fra i monti, Ranocchi per cani da guardia Tutta la notte a vegliare. In vetta all'alta collina Il vecchio re sta seduto; E' vecchio oramai ed Š grigio, Lo spirito arguto ha smarrito. Su un ponte di pallida nebbia Columbkill attraversa, Nei suoi nobili viaggi Da Slieveleague a Rosses; O sale fra magici suoni In fredde nottate di stelle, La regina l'attende alla mensa Delle luci allegre del Nord. Per sette lunghi anni han rapito La piccola Bridget, e quando Alla valle essa fece ritorno Gli amici eran tutti partiti. Leggeri, essi l'han riportata nei monti, Fra l'oscurità e il chiarore dell'alba: Credevano stesse dormendo, Ma per il dolore era morta. Da allora essi l'han custodita Là nel profondo del lago, Su un letto di foglie di iris, In attesa che si risvegliasse. Sulle scoscese colline Fra spoglie distese di torba, Il biancospino han cresciuto, Per rallegrare lo sguardo. E se dispettoso qualcuno Osasse estirpare gli arbusti, Ne avrebbe le spine pungenti Nel proprio letto la notte. Lassù sulle cime ventose, Laggiù nelle valli di giunchi, Nessuno osa andare a cacciare Per tema dei piccoli ometti. Buona gente, piccola gente, Che si raccoglie a frotte, Verde la giacca, rosso il berretto, E bianca la penna del gufo! Dormi, piccino! Che le mormoranti fronde Il vento estivo con l'alito confonde, E dolci note la malia diffonde, In cerchio attorno a noi. Dormi! Che i piangenti fiori han versato Le lacrime fragranti sul tuo capo, La voce dell'amore il tuo sonno ha cullato, E il seno della mamma è il tuo cuscino. Dormi, piccino! Stanco è trascorso quel tempo passato Da quando in questa casa mi han portato, Negli allegri saloni il banchetto Š dorato, E fra le mura voci gaie suonano. Dormi piccino! Numerose fanciulle con fiorenti spose Hanno dimora sotto volte ariose, E bianchi vecchi siedon, con le facce rugose, E molte dame che l'età ha curvato. Dormi piccino! Oh! Tu che questo triste canto ascolti, A chi mi piange reca i miei lamenti. Che l'arma dalla bianca lama porti: E svanir… al suo guizzo la malia. Dormi piccino! Fa' in fretta! Che il sole di doman levando Vedrà rinnovato per me l'odiato incanto; N‚ questa casa lascerà fin quando Il mio cuore avvizzito lascerà la vita. Dormi, piccino! Dormi, piccino! Che le mormoranti fronde Il vento estivo con l'alito confonde, E dolci note la malia diffonde, In cerchio attorno a noi. Si
crede che
questa canzone sia
stata cantata da una giovane sposa
trattenuta
con la forza in uno di quei forti, tanto comuni in Irlanda,
che
costituiscono un luogo di ritrovo prediletto dai folletti.
Elme i nar oire Elme i laitar taure. Elme i melir i tingilindi. Elme i nar tyelce quingamor. Elme i feuyar i Sauro. Elme i tirner Utumno. Elme i mahtar macilelma Orconnar. Quendi, elma umbartelma ea mi Nuumesse..
Noi che siamo eterni. Noi che celebriamo la foresta. Noi che amiamo le luccicanti stelle. Noi che siamo delle persone agili. Noi che disprezziamo il male Noi che difendiamo Utumno. Noi che usiamo le nostre spade contro gli orchi. Noi gli Elfi, il nostro destino e' l'occidente
John Ronald Reuel Tolkien
Lunghe
eran le foglie e l’erba fresca Le cicute ondeggiavano fiorite e belle Una luce brillava nella foresta
Lì
giunse Beren dal monte nebbioso
Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva con piedi alati
Passato
l’inverno ella tornò a danzare
Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva con piedi alati Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
Per sapere di più sulla mitica fata che ha dato il nome a questo sito...
Credo che tutta la natura sia popolata di esseri invisibili, alcuni dei quali sono brutti e grotteschi, altri malvagi e sciocchi, molti di essi belli, ben al di sopra di qualunque bellezza abbiamo mai veduto, e che quelli belli, non siano troppo distanti quando passeggiamo per luoghi ameni imperturbati.
Anche quand' ero ragazzo non potevo mai passeggiare in un bosco senza avvertire che sempre, a ogni istante, avrei potuto trovarmi di fronte qualcuno o qualcosa che avevo cercato a lungo senza saperlo
chiaramente.
E
ora esploro a volte ogni piccolo anfratto di questa immaginazione su di me.
Anche voi, senza dubbio, vi imbatterete in un'immaginazione simile da qualche parte ovunque le stelle che
ci governano decidano di attirarvi, o
la Luna,forse, sull'orlo del mare.
Io non vorrò credere mai conferma sicurezza che non vi sia nulla nel tramonto, ove
i nostri progenitori immaginavano le schiere dei
morti seguire il sole, a commuoverci poco o nulla.
William Butler Yeats Irlanda Luna crescente (1823)
Profonda
era la quiete sopra il lago,
Myrddn
- lago di Pusiano (Co) - luna piena marzo 2003
Ai! laurië lantar lassi sùrinen, Yèni ùnòtimë ve ràmar aldaron! Yèni ve lintë yuldar avànier mi oromandi lisse-miruvòreva Andùnë pella, Vardo tellumar nu luini yassen tintilar i eleni òmaryo airetàri-lìrinen.
Si' man i yulma nin enquantuva?
An sì Tintallë Varda Oiolossëo ve fanyar màryat Elentàri ortanë ar ilyë tier undulàvë lumbulë; ar sindanòriello caito mornië i falmalinnar imbë met, ar hìsië untùpa Calaciryo mìri oialë. Sì vanwa nà, Ròmello vanwa, Valimar!
Namàrië! Nai hiruvalyë Valimar. Nai elyë hiruva. Namàrië!
Ah! Simili ad oro cadono le foglie al vento, lunghi innumerevoli anni come le ali degli alberi! I lunghi anni sono fuggiti, come rapidi sorsi del dolce idromele, in aerei saloni oltre l'Occidente, sotto le azzurre volte di Varda ove le stelle tremolano al canto della sua voce, una voce sacra di regina.
Chi riempirà ormai per me la coppa? Ahimè! la Vampa, Varda, Regina delle Stelle, ha innalzato le sue mani al Monte Semprebianco come nuvole che ascendono al cielo,ed ogni sentiero è immerso nella più cupa oscurità;
fuori dalla grigia campagna, il buio sovrasta le onde spumeggianti che ci separano, e la nebbia ricopre per sempre i gioielli di Calicirya. Perso! Perso è ormai Valimar per coloro che vivono a oriente.
Addio! Forse un dì tu troverai Valimar. E forse anche tu lo troverai un dì. Addio!
Fra salici e prati a Tasarinan passeggiavo in Primavera. Ah! la vista e il profumo di Primavera a Nan-tasarion! Dicevo: "è bello!" Nei boschi di olmi d'Ossiriand erravo d'Estate. Ah! le luci ed i suoni d'Estate fra i Sette Fiumi di Ossir! Pensavo ch'era ancor meglio. Ai faggi di Neldoreth giungevo infine in Autunno. Ah! il rosso e l'oro ed il fremer di foglie d'Autunno a Taur-na-neldor! Colmava ogni mio desiderio. Sino ai pini degli altipiani di Dorthonion salivo d'Inverno. Ah! il vento e il bianco e il nero dei rami d'Inverno a Orod-na-Thôn! S'innalzava il mio canto nei cieli. Ed ora sommerse dall'onda son quelle terre. E io cammino attraverso Ambarona, Tauremorna, Aldalòmë, Attraverso il mio territorio, il paese di Fangorn, Ove lunghe son le radici, E più fitti che foglie gl'innumerevoli anni A Tauremornalòmë.
"A Lòrien, a Dwimordene Gli Uomini han camminato raramente, Pochi mortali han veduto splendente La luce che vi brilla sempre. Galadriel! Galadriel! Limpida l'acqua del tuo pozzo lontano; Bianca la stella nella tua bianca mano; Candidi e puri son foglia, terra e grano A Lòrien, a Dwimordene, Più belli dei pensieri degli Uomini Mortali" Le parole di myrn il veggente "Vedo già sulla terra una lunga ombra, Mutarsi ad occidente in buia tenebra. Trema la Torre; e vicino è il destino Alle tombe dei re. Sorgono i Morti, E giunta è l'ora per i traditori: Di nuovo, in piedi sulla Roccia d'Erech, Udran sui colli lo squillar di un corno. Chi suonerà? Chi, dalle grigie tenebre, Quella perduta gente chiamerà? L'erede di colui che allor tradirono Verrà dal Nord, sospinto dal bisogno, E varcherà il Cancello che separa Le nostre vie dai Sentieri dei Morti".
Fredda la mano ed il cuore e le ossa, Freddo anche il sonno è nella fossa: Mai vi sarà risveglio sul letto di pietra, Mai prima che muoia il Sole e la Luna tetra. Nel vento nero le stelle anch'esse moriranno, Ed essi qui sull'oro ancora giaceranno, Finché l'oscuro signore non alzerà la mano Sulla terra avvizzita e sul mare inumano.
Non tutto quel ch'è oro brilla, Né gli erranti sono perduti; Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza, Le radici profonde non gelano. Dalle ceneri rinascerà un fuoco, L'ombra sprigionerà una scintilla; Nuova sarà la lama ora rotta, E re quei ch'è senza corona.
La ballata di Tommaso il Rimatore La Ballata (Collezionata: dalle versioni di Scott e Jamieson) Il buon Tommaso giaceva sulla riva E scorse una lieta signora, Una dama che era svelta e fiera E veniva cavalcando sulla proda erbosa. La sua gonna era di seta verde erba, Il suo mantello di fine velluto, A ogni ricciolo della criniera del cavallo Pendevano cinquantanove campanelli d'argento. Il buon Tommaso si tolse il cappello E si piegò sulle ginocchia; «Salute a te, che devi essere Regina del Cielo! che simile a te in terra mai ho visto nessuno!» «Oh no, no, mio buon Tommaso», dice lei. «Quel nome non mi spetta; Io sono solo la regina della bella Elfilandia, E sono qui venuta a farti visita. «Ma adesso devi venire con me, Tommaso, Mio buon Tommaso, con me devi venire; Perché: devi servirmi sette anni, Nel bene e nel male, come fortuna vuole.» Lei voltò il suo destriero bianco latte, E prese in groppa dietro a se Tommaso, E al tocco delle briglie Il suo destriero volò più rapido del vento. Per quaranta giorni e quaranta notti Sguazzarono in sangue rosso fino al ginocchio; E non videro sole ne luna, Ma udirono il fragore del mare. E corsero e corsero, Finché giunsero a un verde giardino. «Scendi laggiù, scendi laggiù, bella signora, Lascia che colga per te quei frutti.» «Oh no, no, mio buon Tommaso», dice lei, «Quel frutto non dev'essere da te toccato, che tutte le calamità dell' Inferno Stanno nei frutti di questo paese. «Ma io ho una pagnotta qui in grembo E una bottiglia di vino chiaretto; E adesso, passati che saremo, ci riposeremo e potremo pranzare.» Quando lui ebbe mangiato e bevuto a sazietà, Disse la dama: «Adesso saliremo su quel colle, Metti il tuo capo sulle mie ginocchia E io ti mostrerò tre meraviglie. «Non vedi forse quella stretta strada, tra fitte spine e densi rovi? Quello è il sentiero della rettitudine, Quello cercato però da ben pochi. «E vedi quell' ampia strada Che corre dritta tra prati gigliati? Quello è il sentiero del male, Benché qualcuno lo chiami via del Cielo. «E vedi quella strada così bella Che si snoda tra i felceti? Quella è la strada della bella Elfilandia, Dove tu e io andremo questa notte. «Ma, Tommaso, devi stare zitto Qualsiasi cosa tu oda o tu veda, che, se una parola di bocca ti sfuggisse, Mai faresti ritorno al tuo paese.» Tommaso ha avuto veste di bella stoffa E scarpe di velluto tutto verde; E benché sette anni siano ormai passati, Il buon Tommaso in terra mai più si è visto.
Scruta dentro il tuo cuore, l'albero sacro è lì che sta fiorendo; dalla gioia I rami sacri si partono, e con essi Tutti i fiori frementi che sostengono. I colori mutevoli dei frutti hanno adornato Con una luce gaia le stelle; la presa sicura Della radice invisibile ha piantato La quiete nella notte; lo scuotersi Della sua vetta frondosa ha dato all'onde
La loro melodia, Sposando le mie labbra con la musica, Mormorando per te una canzone magica, Là vanno in cerchio gli Amori, nel cerchio fiammeggiante Dei nostri giorni, in vortici, Svolgendosi a spirale qua e là
In quei vasti e innocenti viali di foglie; Ricordando la chioma fluttuante e come i sandali alati Dardeggiano, i tuoi occhi Di tenerezza si colmano: Scruta dentro il tuo cuore, Non ti guardare più allo specchio amaro Che i demoni ci pongono di fronte, passando, Con la loro sottile scaltrezza, o se vuoi Guarda solo un istante; perché vi si formi Una fatale immagine, che la notte Tempestosa raccoglie, Radici nascoste a metà nella neve, Rami spezzati, foglie annerite.
Perché ogni cosa diventa sterile In quello specchio oscuro che i demoni sostengono, Specchio della stanchezza esterna, Creato mentre Dio stava dormendo nelle età che furono. Fra i rami infranti, là, passano i corvi Del pensiero irrequieto, trasvolando, Stridendo in ogni dove, con gli artigli Crudeli e il becco rapace.. quando non restano immobili Fiutando il vento e scuotono
Le ali sbrindellate; I tuoi teneri occhi perdono ogni dolcezza: Non ti guardare più in quello specchio amaro.
William Buttler Yeats da "La Rosa - 1893"
Lossa!
Lossa! A Heri vana! A
Taari pell' i-Eari Nuumea! A
Kala men i raanar sinome I-ardasse
aldaron rembe! Eltaniel!
A Elentari! Vana
nar henilyar ar kalima suulya! Lossa!
Lossa! Lindalme lin Noresse
haira i-Ear pella. A
eleni ta i-Yeenesse Avanar Maryanen
kalima ner rende, Lairessen
suurea si kalima ar vana Kenalme
surye losselya tyelpea! A
Elentari! Eltaniel! Er
enyalalme, i maralme Noresse
sina haira nu i-aldar, Silmelya i-Eassen Nuumea.
Candida-neve!
Candida-neve! Limpida dama! Regina
al di là dei Mari Occidentali! Luce
per noi che qui girovaghiamo Ove
gli alberi tessono un'oscura trama! Gilthoniel!
O Elbereth! Limpidi
i tuoi occhi e terso il tuo respiro! Candida-neve!
Candaida-neve! Noi te decantiamo In
un ermo paese dal Mar molto lontano. O
stelle che durante l'Anno Cupo Le
sue brillanti mani hanno tessuto, In
campi ove l'aria è limpida e lucente Vi
vediamo fiorire pari a boccioli d'argento! O
Elbereth! Gilthoniel! Ricordiamo
ancora noi che viviamo In
un luogo boscoso da te tanto lontano, Il tuo chiaror stellare sui Mari Occidentali.
"Chi
cavalca così tardi per la notte e il vento?
Terra
di fate
di Edgar Allan Poe
Cantavo
di foglie, di foglie dorate, e sulle foglie l'oro brillava, Cantavo
del vento, ed il vento incatato tra le fronde e le foglie giocava. Al
lume del sole, al raggio di luna, sul mare brillava la schiuma. Un
albero d'oro, ad Ilmarin ermo, su lidi e su spiagge profuma. Al
lume di stelle di Sempre-vespro esso si veda brillar, Ai
piedi delle mura di Elven Tirion, rifulgeva ad Eldamar. Ivi
da anni ed anni crescono le foglie d'oro, Qui
sui Mari Nemici gli Elfi piangono in coro. Oh
Lorien! Giunge l'inverno, l'Ora nuda e spoglia, Il
Fiume fugge via e trascina con sé la foglia. Oh Lorien! Sulla Riva Citeriore troppo tempo ho passato, Sbiadita
è la mia corona d'elanor dorato. Ma
se adesso di navi dovessi cantare, qual nave vedrei arrivare, Qual mare potrebbe ormai portare Galadriel
al di là del mare?
"Piccole creature dall'aria pensosa, sedute sulle rive erbose, piccole creature dagli occhi ammaliatori, mi osservavano stupite mentre navigavo."
di
Robert Louis Stevenson
"Noi siamo esseri semplici con credenze semplici. Adoriamo il Sole, la Luna e le stelle per il loro splendore lucente. Crediamo nel fuoco per il suo calore improvviso; e anche nell'acqua e nella terra perché nutrono tutte le cose..."
Dolce, scivola l'acqua del lago sulla pelle di colei che si specchia, steli d'erba sono il suo appiglio al vento lieve e maestoso che dello specchio ne domina le onde. Leggero e sinuoso il manto del lago, sbiadisce al suo moto continuo il colore candido della piccola fatinache attende il sorger del sole per carpirne il primo raggio dal tenue calore e del mattino per berne di ruggiata una goccia....
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