Lasto beth lamen 

"Ascolta le parole della mia lingua."

 

Elme Quendi

Beren e Tinuviel

Credo Mezzelfico  

In riva al lago incantato

Il canto elfico di Galadriel

La canzone di Barbalbero

Galadriel

L'incantesimo di Tumulilande

La Lettera di Gandalf

La Ballata di Thomas

 il Rimatore

I due alberi

Inno Elfico

Al Chiaro di Luna

Terra di fate  

di Edgard Allan Poe

L'addio di Galadriel

Elfi e fate

di Robert Louis Stevenson

Esseri di luce

Ondine

Il biancospino fatato

Ninna Nanna dei folletti

Il fanciullo rapito
di William Butler Yeats

I Folletti

Cushenn Loo Uno spirito

Uno spirito
 [...]i boschi ondeggianti, la fonte silente, il rivo che gorgoglia, l'incupirsi della sera,
ora addensante le sue buie ombre, egli interpretava come un linguaggio, e con lui parlavano, come se lui e tutto ciò formassero insieme il tutto.
P.B. shelley, Alastor

IL BIANCOSPINO FATATO

    Ballata dell'Ulster

 

    Lascia, Anna cara, il tedioso arcolaio,

    Tuo padre è sul colle, e la mamma tua dorme;

    Vieni con noi fra le rocce, lassù  sul pendio

    Intrecceremo una danza, attorno al roveto fatato.

 

    Così di Anna Grace alla porta chiamavano 
le tre fanciulle,

    Giovani belle e allegre nei loro verdi corpetti;

    La rocca lascia allora Anna, e il tedioso arcolaio,

    Anna, io credo, più bella di tutte.

 

    Guizzano lievi nell'incerta luce della calma sera,

    Svelando all'aria il collo bianco e le nude caviglie;

    Passano il pigro rivo nel suo assonnato canto,

    E i profondi dirupi nella spettrale brezza:

 

    Tenendosi per mano, cantano le fanciulle,

    Per il colle hanno preso, con intrepido passo,

    Fin che giungono ai sorbi, che solitari crescono

    Vicino al grigio Rovo delle Fate.

 

    Alti e sottili i sorbi accanto al Rovo

    - Come le due gemelle al fianco della nonna -

    E sul suo capo basso oscuro e grigio, 
versano in rossi baci,

    Dolci a vedersi, le piene bacche.

 

    Allegre le fanciulle formano una catena,

    Cingendo a coppie liete un immobile sorbo,

    Vanno in dedali ondosi, come uccelli radenti,

    Nel canto più felice.

 

    Ma solenne è il silenzio della foschia d'argento

    Che assorbe i loro suoni in pace priva d'eco,

    E immoto si allunga il pendio nella sera,

    E più sognante ancor si fa la notte.

 

    Come note d'allodola cadute a una a una,

    Quando l'ombra del falco oscura il bosco aperto,

    Tacciono quelle voci, e restano nascoste

    Nell'eccitato moto della nuova paura.

 

    Poiché dall'aria intorno e dalla terra erbosa,

    Di fra i sorbi del monte e il vecchio Biancospino,

    Soffia nei loro cuori un Potere incantato,

    E, allacciate, sull'erba, si lasciano cadere.

 

    Silenziose si piegano, stringendosi vicine,

    Le belle braccia gettano attorno 
al bianco collo reclinato,

    Invano poi si provano a coprire le braccia,

    E ancora si intravede il collo trepidante.

 

    Così avvinte, in ginocchio, con il capo chinato,

    Soffici sopra il battito - unico suono umano - veloce dentro i petti,

    Odono i lievi passi della schiera fatata.

    Silenziosa si aggira, come un fiume nell'aria.

 

    Nessuna che alzi un grido, o dica una preghiera,

    Ma angoscioso è il terrore delle tre ammutolite

    Che sentono Anna Grace trascinata lontano,

    E le potenze oscure non osano guardare.

 

    Si impigliano alle trecce i boccoli sfuggenti,

    E le ciocche ricadono, e il volto si allontana.

    Sentono le sue braccia staccarsi dalle loro, 
che la malia imprigiona,

    Ma non possono alzare lo sguardo per capire:

 

    Sui loro sensi ottusi l'incantesimo preme

    Tutta la notte d'ansia e gelido stupore,

    N‚ paura o sorpresa apre gli occhi tremanti,

    O le membra può alzare dal suolo freddo e duro,

 

    Fin che il mondo, girando, svela la sua rugiada,

    E le montagne arcane e i rivi nelle valli,

    Quando il chiarore giallo dello spuntar del giorno

    Scioglie le nebbie e insieme dissolve quell'incanto.

 

    Corrono allora, pallide, veloci, a perdifiato,

    Per narrare agli amici il triste fatto, invano...

    Entro un anno ed un giorno muoiono le fanciulle.

    E nessuno rivide l'infelice Anna Grace.

 

     NINNA NANNA DEI FOLLETTI

 

    Dolce piccino! T'abbraccia una culla d'oro

    E soffice ti avvolge una bianca coltre.

    Veglierò sul tuo sonno in una ariosa dimora

    Ove alberi frondosi si muovono al vento.

    Shuhin sho la lo lo.

 

    Quando le madri languono con il cuore spezzato,

    Quando le giovani spose sono divise 
dai loro compagni,

    Ah! certo non pensano, abbandonate e affrante,

    Che piangono un folletto consumato dal tempo.

    Shuhin sho la lo lo.

 

    Nelle nostre magiche sale scintillanti

    Piedi leggeri danzano bianchi come la neve;

    Fanciulle rapite, regine dei folletti,

    E re e guerrieri, una aerea schiera fatata.

    Shuhin sho la lo lo.

 

    Riposa piccino! Ti amo teneramente

    Quasi come t'ama la tua madre mortale,

    Il destriero più veloce e più fiero è il nostro

    Che si muove dove il calpestio della schiera 
è più forte.

    Shuhin sho la lo lo.

 

    Riposa piccino! perché presto il tuo sonno

    Svanir… alle note della musica incantata.

    Veglierò sul tuo sonno in una ariosa dimora

    Ove alberi frondosi si muovono al vento.

    Shuhin sho la lolo.

 

    IL FANCIULLO RAPITO

    [di W. B. Yeats]

   

    Laggiù dove i monti rocciosi

    Di Sleuth Wood si tuffano nel lago,

    Laggiù si stende un'isola fronzuta

    Dove gli aironi svegliano, sbattendo

    Le ali, i sonnolenti topi d'acqua;

    Laggiù abbiamo nascosto i nostri tini

    Fatati, ricolmi delle bacche e delle

    Più rosse ciliege rubate.

    Vieni, Oh fanciullo umano!

    Vieni all'acque e nella landa

    Con una fata, mano nella mano,

    Perché‚ nel mondo vi sono più lacrime

    Di quanto tu non potrai mai comprendere.

 

    Laggiù dove l'onda del chiar di luna risveglia

    Riflessi luminosi nelle grigie e opache

    Sabbie, lontano, là presso la lontana

    Rosses, tessendo noi danziamo

    Tutta la notte le più antiche danze,

    Intrecciando le mani e intrecciando gli sguardi

    Finché la luna non abbia preso il volo;

    E avanti e indietro balziamo

    E inseguiamo le bolle spumeggianti,

    Mentre il mondo è ricolmo di pene

    E dorme un sonno ansioso.

    Vieni, Oh fanciullo umano!

    Vieni all'acque e nella landa

    Con una fata, mano nella mano,

    Perché nel mondo vi sono più lacrime

    Di quanto tu non potrai mai comprendere.

 

    Dove l'acqua zampilla, vagabonda,

    Dalle colline sopra Glen-Car

    Nei laghetti fra i salici

    Dove a stento una stella potrebbe

    Bagnarsi, cerchiamo le trote assopite

    E bisbigliando ai loro orecchi doniamo

    Ad esse sogni inquieti

    Lievemente sporgendoci

    Dalle felci che versano

    Le loro lacrime sui giovani ruscelli.

    Vieni, Oh fanciullo umano!

    Vieni all'acque e nella landa

    Con una fata, mano nella mano,

    Perché nel mondo vi sono più lacrime

    Di quanto tu non potrai mai comprendere.

 

    E' con noi che egli viene,

    Il fanciullo dall'occhio solenne:

    Mai più potrà udire i muggiti

    Dei vitelli sui tepidi pendii

    O la teiera sul focolare

    Cantargli la pace nel petto,

    N‚ vedere i sorci bruni

    Che corrono attorno alla madia.

    Perché egli viene, il fanciullo umano,

    Viene all'acque e nella landa

    Con una fata mano nella mano,

    Da un mondo in cui vi sono più lacrime

    Di quanto egli potrà mai comprendere.

 

I FOLLETTI
 

    Lassù sulle cime ventose,

    Laggiù nelle valli di giunchi,

    Nessuno osa andare a cacciare

    Per tema dei piccoli ometti.

    Buona gente, piccola gente,

    Che si raccoglie a frotte,

    Verde la giacca, rosso il berretto,

    E bianca la penna del gufo!

 

    Lungo le spiagge rocciose

    Alcuni hanno posto dimora,

    Per cibo frittelle croccanti

    Di gialla schiuma del mare;

    Alcuni in mezzo alle canne

    Dei neri laghi fra i monti,

    Ranocchi per cani da guardia

    Tutta la notte a vegliare.

 

    In vetta all'alta collina

    Il vecchio re sta seduto;

    E' vecchio oramai ed Š grigio,

    Lo spirito arguto ha smarrito.

    Su un ponte di pallida nebbia

    Columbkill attraversa,

    Nei suoi nobili viaggi

    Da Slieveleague a Rosses;

    O sale fra magici suoni

    In fredde nottate di stelle,

    La regina l'attende alla mensa

    Delle luci allegre del Nord.

 

    Per sette lunghi anni han rapito

    La piccola Bridget, e quando

    Alla valle essa fece ritorno

    Gli amici eran tutti partiti.

    Leggeri, essi l'han riportata nei monti,

    Fra l'oscurità e il chiarore dell'alba:

    Credevano stesse dormendo,

    Ma per il dolore era morta.

    Da allora essi l'han custodita

    Là nel profondo del lago,

    Su un letto di foglie di iris,

    In attesa che si risvegliasse.

 

    Sulle scoscese colline

    Fra spoglie distese di torba,

    Il biancospino han cresciuto,

    Per rallegrare lo sguardo.

    E se dispettoso qualcuno

    Osasse estirpare gli arbusti,

    Ne avrebbe le spine pungenti

    Nel proprio letto la notte.

 

    Lassù sulle cime ventose,

    Laggiù nelle valli di giunchi,

    Nessuno osa andare a cacciare

    Per tema dei piccoli ometti.

    Buona gente, piccola gente,

    Che si raccoglie a frotte,

    Verde la giacca, rosso il berretto,

    E bianca la penna del gufo!

 

  CUSHEEN LOO

 

    Dormi, piccino! Che le mormoranti fronde

    Il vento estivo con l'alito confonde,

    E dolci note la malia diffonde,

    In cerchio attorno a noi.

 

    Dormi! Che i piangenti fiori han versato

    Le lacrime fragranti sul tuo capo,

    La voce dell'amore il tuo sonno ha cullato,

    E il seno della mamma è il tuo cuscino.

    Dormi, piccino!

 

    Stanco è trascorso quel tempo passato

    Da quando in questa casa mi han portato,

    Negli allegri saloni il banchetto Š dorato,

    E fra le mura voci gaie suonano.

    Dormi piccino!

 

    Numerose fanciulle con fiorenti spose

    Hanno dimora sotto volte ariose,

    E bianchi vecchi siedon, con le facce rugose,

    E molte dame che l'età ha curvato.

    Dormi piccino!

 

    Oh! Tu che questo triste canto ascolti,

    A chi mi piange reca i miei lamenti.

    Che l'arma dalla bianca lama porti:

    E svanir… al suo guizzo la malia.

    Dormi piccino!

 

    Fa' in fretta! Che il sole di doman levando

    Vedrà rinnovato per me l'odiato incanto;

    N‚ questa casa lascerà fin quando

    Il mio cuore avvizzito lascerà la vita.

    Dormi, piccino!

 

    Dormi, piccino! Che le mormoranti fronde

    Il vento estivo con l'alito confonde,

    E dolci note la malia diffonde,

    In cerchio attorno a noi.

 

Si  crede  che  questa  canzone sia stata cantata da una giovane sposa trattenuta con la forza in uno di quei forti, tanto comuni in Irlanda, che costituiscono un luogo di ritrovo prediletto dai folletti.  
Con il pretesto   di  far  addormentare  il  suo piccolo,   la  donna  s'era
allontanata verso il limite estremo del forte e aveva rivolto  la  sua melodia  a una giovane che aveva scorto a breve distanza,  chiedendole di informare il marito della sua condizione e di pregarlo  di  portare il pugnale per dissolvere l'incantesimo.

 

Elme quendi

 

Elme i nar oire

Elme i laitar taure.

Elme i melir i tingilindi.

Elme i nar tyelce quingamor.

Elme i feuyar i Sauro.

Elme i tirner Utumno.

Elme i mahtar macilelma Orconnar.

Quendi, elma umbartelma ea mi Nuumesse..

 

Noi che siamo eterni.

Noi che celebriamo la foresta.

Noi che amiamo le luccicanti stelle.

Noi che siamo delle persone agili.

Noi che disprezziamo il male

Noi che difendiamo Utumno.

Noi che usiamo le nostre spade contro gli orchi.

Noi gli Elfi, il nostro destino e' l'occidente

 

John Ronald Reuel Tolkien

 

 

 

 

Beren e Tinuviel

 

Lunghe eran le foglie e l’erba fresca Le cicute ondeggiavano fiorite e belle Una luce brillava nella foresta
Era tra le ombre un luccicar di stelle
Tinuviel ballava nella radura
Di un flauto nascosto alla musica pura

 

Lì giunse Beren dal monte nebbioso
Tra le fronde e gli alberi disperso
Dove l’elfico fiume scorre tumultuoso
Camminò solitario ed in pensieri immerso
E vide con gran meraviglia
Dalie dorate ricoprirle il manto
Sulla lunga veste luce di stelle
E bionde cascate sulle sue spalle

 

Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva 

con piedi alati
Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella

 

Passato l’inverno ella tornò a danzare
E col suo canto giunse la primavera
Inseguita di nuovo ella fuggì via
Ma l’elfico suo nome era poesia
E allora si fermò ad ascoltarlo
Come incantata dalla voce di Beren
Che svelto la raggiunse per magia
E la vide tra le braccia brillare

 

Tinuviel tra i boschi elfici fuggiva 

con piedi alati 

Lasciandolo senza amici tra le foreste e i prati
La vide così bella
Al lume di luna, al raggio di stella.

 

Per sapere di più sulla mitica fata che ha dato il nome a questo sito...

 

Credo Mezzelfico...!

 

 

Credo che tutta  la  natura  sia  popolata  di esseri invisibili, 

alcuni dei quali sono brutti e grotteschi, altri malvagi e sciocchi,

 molti di essi belli, ben al di sopra di qualunque bellezza abbiamo 

mai veduto, e che quelli belli, non siano troppo distanti 

quando  passeggiamo per luoghi ameni imperturbati.

 

Anche quand' ero ragazzo non potevo mai 

passeggiare in un bosco senza avvertire che sempre, 

 a ogni istante, avrei potuto trovarmi di fronte 

qualcuno o qualcosa che avevo cercato a lungo senza 

saperlo chiaramente.

 

E ora esploro a volte ogni piccolo anfratto 
di qualche misera boscaglia con passo quasi  ansioso, tanto è profonda l'influenza 

di questa immaginazione su di me.  

 

Anche voi, senza dubbio, 

vi imbatterete in un'immaginazione simile 

da qualche parte ovunque le stelle  

che ci governano decidano di attirarvi, 
 sia Saturno che vi giuda ai boschi,

 o la Luna,forse, sull'orlo del mare.

 

 Io non vorrò credere mai conferma sicurezza 

che non vi sia nulla nel tramonto,

 ove i nostri progenitori immaginavano le schiere dei morti seguire il sole, 
o nient'altro che una vaga presenza destinata 

 a commuoverci poco o nulla.

 

William Butler Yeats Irlanda Luna crescente (1823)

 

 

In riva al lago incantato

 

Profonda era la quiete sopra il lago,
Ma un'onda bianca si increspò leggera
E quando fu sulla riva ne uscirono
Ombre indistinte con lieti stendardi.

Venne avanti, un folla aerea:
Sottili forme trafitte dai raggi della luna
Con lance ed elmi in fiero corteo,
Ondulate sull'acqua dalla bruma.

Fieri destrieri seguono a falcate
L'invisibile via con strani balzi ,
E cortine di nuvole sul capo
In festoni iridati di vapori.

Se un alito di vento fa agitare
Quei drappi che il cielo ha intrecciato
Ali leggere di garza iridata
Si muovono brillando a ogni respiro.

Ed un canto corale si levava,
Gonfiandosi in argentee armonie dolci;
A questo suono la torma sottile
Avanzava agile e graziosa.

Al ritmo della musica andavano e venivano
Dinnanzi agli occhi increduli di Merlino;
Ora gonfiandosi con allegria selvaggia,
Ora svanendo pian piano a derisione.

 

Myrddn - lago di Pusiano (Co) - luna piena marzo 2003

Il canto elfico di Galadriel

 

Ai! laurië lantar lassi sùrinen,

Yèni ùnòtimë ve ràmar aldaron!

Yèni ve lintë yuldar avànier

mi oromandi lisse-miruvòreva

Andùnë pella, Vardo tellumar

nu luini yassen tintilar i eleni

òmaryo airetàri-lìrinen.

 

Si' man i yulma nin enquantuva?

 

An sì Tintallë Varda Oiolossëo

ve fanyar màryat Elentàri ortanë

ar ilyë tier undulàvë lumbulë;

ar sindanòriello caito mornië

i falmalinnar imbë met, ar hìsië

untùpa Calaciryo mìri oialë.

Sì vanwa nà, Ròmello vanwa, Valimar!

 

Namàrië! Nai hiruvalyë Valimar.

Nai elyë hiruva. Namàrië!

 

Ah! Simili ad oro cadono le foglie al vento,

lunghi innumerevoli anni come le ali degli alberi!

I lunghi anni sono fuggiti,

come rapidi sorsi del dolce idromele,

in aerei saloni oltre l'Occidente,

sotto le azzurre volte di Varda

ove le stelle tremolano al canto della sua voce, una voce sacra di regina.

 

Chi riempirà ormai per me la coppa?

Ahimè! la Vampa, Varda, Regina delle Stelle, ha innalzato le sue mani al Monte Semprebianco come nuvole che ascendono al cielo,ed ogni sentiero è immerso nella più cupa oscurità;

 

fuori dalla grigia campagna,

il buio sovrasta le onde spumeggianti che ci separano, e la nebbia ricopre per sempre i gioielli di Calicirya.

Perso! Perso è ormai Valimar

per coloro che vivono a oriente.

 

Addio! Forse un dì tu troverai Valimar.

E forse anche tu lo troverai un dì. Addio!

 

 

La canzone di Barbalbero

 

Fra salici e prati a Tasarinan passeggiavo in Primavera.

Ah! la vista e il profumo di Primavera a Nan-tasarion!

Dicevo: "è bello!"

Nei boschi di olmi d'Ossiriand erravo d'Estate.

Ah! le luci ed i suoni d'Estate fra i Sette Fiumi di Ossir!

Pensavo ch'era ancor meglio.

Ai faggi di Neldoreth giungevo infine in Autunno.

Ah! il rosso e l'oro ed il fremer di foglie d'Autunno a Taur-na-neldor!

Colmava ogni mio desiderio.

Sino ai pini degli altipiani di Dorthonion salivo d'Inverno.

Ah! il vento e il bianco e il nero dei rami d'Inverno a Orod-na-Thôn!

S'innalzava il mio canto nei cieli.

Ed ora sommerse dall'onda son quelle terre.

E io cammino attraverso Ambarona, Tauremorna, Aldalòmë,

Attraverso il mio territorio, il paese di Fangorn,

Ove lunghe son le radici,

E più fitti che foglie gl'innumerevoli anni

A Tauremornalòmë.

 

Galadriel

 

"A Lòrien, a Dwimordene

Gli Uomini han camminato raramente,

Pochi mortali han veduto splendente

La luce che vi brilla sempre.

Galadriel! Galadriel!

Limpida l'acqua del tuo pozzo lontano;

Bianca la stella nella tua bianca mano;

Candidi e puri son foglia, terra e grano

A Lòrien, a Dwimordene,

Più belli dei pensieri degli Uomini Mortali"

Le parole di myrn il veggente

"Vedo già sulla terra una lunga ombra,

Mutarsi ad occidente in buia tenebra.

Trema la Torre; e vicino è il destino

Alle tombe dei re. Sorgono i Morti,

E giunta è l'ora per i traditori:

Di nuovo, in piedi sulla Roccia d'Erech,

Udran sui colli lo squillar di un corno.

Chi suonerà? Chi, dalle grigie tenebre,

Quella perduta gente chiamerà?

L'erede di colui che allor tradirono

Verrà dal Nord, sospinto dal bisogno,

E varcherà il Cancello che separa

Le nostre vie dai Sentieri dei Morti".

 

 

L'incantesimo di Tumulilande

 

Fredda la mano ed il cuore e le ossa,

Freddo anche il sonno è nella fossa:

Mai vi sarà risveglio sul letto di pietra,

Mai prima che muoia il Sole e la Luna tetra.

Nel vento nero le stelle anch'esse moriranno,

Ed essi qui sull'oro ancora giaceranno,

Finché l'oscuro signore non alzerà la mano

Sulla terra avvizzita e sul mare inumano.

La lettera di Gandalf

 

Non tutto quel ch'è oro brilla,

Né gli erranti sono perduti;

Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza,

Le radici profonde non gelano.

Dalle ceneri rinascerà un fuoco,

L'ombra sprigionerà una scintilla;

Nuova sarà la lama ora rotta,

E re quei ch'è senza corona.

 

 

La ballata di Tommaso il Rimatore

 

La Ballata

(Collezionata: dalle versioni di Scott e Jamieson)

 

Il buon Tommaso giaceva sulla riva

E scorse una lieta signora,

Una dama che era svelta e fiera

E veniva cavalcando sulla proda erbosa.

 

La sua gonna era di seta verde erba,

Il suo mantello di fine velluto,

A ogni ricciolo della criniera del cavallo

Pendevano cinquantanove campanelli d'argento.

 

Il buon Tommaso si tolse il cappello

E si piegò sulle ginocchia;

«Salute a te, che devi essere 

Regina del Cielo!

che simile a te in terra mai ho visto nessuno!»

 

«Oh no, no, mio buon Tommaso», dice lei.

«Quel nome non mi spetta;

Io sono solo la regina della bella Elfilandia,

E sono qui venuta a farti visita.

 

«Ma adesso devi venire con me, Tommaso,

Mio buon Tommaso, con me devi venire;

Perché: devi servirmi sette anni,

Nel bene e nel male, come fortuna vuole.»

 

Lei voltò il suo destriero bianco latte,

E prese in groppa dietro a se Tommaso,

E al tocco delle briglie

Il suo destriero volò più rapido del vento.

 

Per quaranta giorni e quaranta notti

Sguazzarono in sangue rosso fino al ginocchio;

E non videro sole ne luna,

Ma udirono il fragore del mare.

 

E corsero e corsero,

Finché giunsero a un verde giardino.

«Scendi laggiù, scendi laggiù, bella signora,

Lascia che colga per te quei frutti.»

 

«Oh no, no, mio buon Tommaso», dice lei,

«Quel frutto non dev'essere da te toccato,

che tutte le calamità dell' Inferno

Stanno nei frutti di questo paese.

 

«Ma io ho una pagnotta qui in grembo

E una bottiglia di vino chiaretto;

E adesso, passati che saremo,

ci riposeremo e potremo pranzare.»

 

Quando lui ebbe mangiato e bevuto a sazietà,

Disse la dama: «Adesso saliremo su quel colle,

Metti il tuo capo sulle mie ginocchia

E io ti mostrerò tre meraviglie.

 

«Non vedi forse quella stretta strada,

tra fitte spine e densi rovi?

Quello è il sentiero della rettitudine,

Quello cercato però da ben pochi.

 

«E vedi quell' ampia strada

Che corre dritta tra prati gigliati?

Quello è il sentiero del male,

Benché qualcuno lo chiami via del Cielo.

 

«E vedi quella strada così bella

Che si snoda tra i felceti?

Quella è la strada della bella Elfilandia,

Dove tu e io andremo questa notte.

 

«Ma, Tommaso, devi stare zitto

Qualsiasi cosa tu oda o tu veda,

che, se una parola di bocca ti sfuggisse,

Mai faresti ritorno al tuo paese.»

 

Tommaso ha avuto veste di bella stoffa

E scarpe di velluto tutto verde;

E benché sette anni siano ormai passati,

Il buon Tommaso in terra mai più si è visto.

I due alberi

 

Scruta dentro il tuo cuore,

l'albero sacro è lì che sta fiorendo; dalla gioia

I rami sacri si partono, e con essi

Tutti i fiori frementi che sostengono.

I colori mutevoli dei frutti hanno adornato

Con una luce gaia le stelle; la presa sicura

Della radice invisibile ha piantato

La quiete nella notte; lo scuotersi

Della sua vetta frondosa ha dato all'onde

 

La loro melodia,

Sposando le mie labbra con la musica,

Mormorando per te una canzone magica,

Là vanno in cerchio gli Amori, nel cerchio fiammeggiante

Dei nostri giorni, in vortici,

Svolgendosi a spirale qua e là

 

In quei vasti e innocenti viali di foglie;

Ricordando la chioma fluttuante e come i sandali alati

Dardeggiano, i tuoi occhi

Di tenerezza si colmano:

Scruta dentro il tuo cuore,

 

Non ti guardare più allo specchio amaro

Che i demoni ci pongono di fronte, passando,

Con la loro sottile scaltrezza, o se vuoi

Guarda solo un istante; perché vi si formi

Una fatale immagine, che la notte

Tempestosa raccoglie,

Radici nascoste a metà nella neve,

Rami spezzati, foglie annerite.

 

Perché ogni cosa diventa sterile

In quello specchio oscuro che i demoni sostengono,

Specchio della stanchezza esterna,

Creato mentre Dio stava dormendo nelle età che furono.

Fra i rami infranti, là, passano i corvi

Del pensiero irrequieto, trasvolando,

Stridendo in ogni dove, con gli artigli

Crudeli e il becco rapace.. quando non restano immobili

Fiutando il vento e scuotono

 

Le ali sbrindellate;

I tuoi teneri occhi perdono ogni dolcezza:

Non ti guardare più in quello specchio amaro.

 

William Buttler Yeats da "La Rosa - 1893"

 

 

Inno Elfico

 

Lossa! Lossa! A Heri vana!

A Taari pell' i-Eari Nuumea!

A Kala men i raanar sinome

I-ardasse aldaron rembe!

Eltaniel! A Elentari!

Vana nar henilyar ar kalima suulya!

Lossa! Lossa! Lindalme lin

Noresse haira i-Ear pella.

A eleni ta i-Yeenesse Avanar

Maryanen kalima ner rende,

Lairessen suurea si kalima ar vana

Kenalme surye losselya tyelpea!

A Elentari! Eltaniel!

Er enyalalme, i maralme

Noresse sina haira nu i-aldar,

Silmelya i-Eassen Nuumea.

 

Candida-neve! Candida-neve! Limpida dama!

Regina al di là dei Mari Occidentali!

Luce per noi che qui girovaghiamo

Ove gli alberi tessono un'oscura trama!

Gilthoniel! O Elbereth!

Limpidi i tuoi occhi e terso il tuo respiro!

Candida-neve! Candaida-neve! Noi te decantiamo

In un ermo paese dal Mar molto lontano.

O stelle che durante l'Anno Cupo

Le sue brillanti mani hanno tessuto,

In campi ove l'aria è limpida e lucente

Vi vediamo fiorire pari a boccioli d'argento!

O Elbereth! Gilthoniel!

Ricordiamo ancora noi che viviamo

In un luogo boscoso da te tanto lontano,

Il tuo chiaror stellare sui Mari Occidentali.

Al chiaro di Luna...

 

"Chi cavalca così tardi per la notte e il vento?
È il padre con il suo figlioletto;
se l'è stretto forte in braccio,
lo regge sicuro, lo tiene al caldo.

- Figlio, perché hai paura e il volto ti celi?
- Non vedi, padre, il re degli Elfi?
Il re degli Elfi con la corona e lo strascico?
- Figlio, è una lingua di nebbia, nient'altro.

''Caro bambino, su vieni con me!
Vedrai i bei giochi che farò con te;
tanti fiori ha la riva, di vari colori,
mia madre ha tante vesti d'oro''.

- Padre, padre mio, la promessa non senti,
che mi sussurra il re degli Elfi?
- Stai buono, stai buono, è il vento, bambino mio,
tra le foglie secche, con il suo fruscio.

''Bel fanciullo, vuoi venire con me?
Le mie figlie avranno cura di te.
Le mie figlie di notte guidano la danza
ti cullano, ballano, ti cantano la ninna - nanna''.

- Padre, padre mio, in quel luogo tetro non vedi laggiù le figlie del re degli Elfi?
- Figlio mio, figlio mio, ogni cosa distinguo:
i vecchi salici hanno un chiarore grigio.

''Ti amo, mi attrae la tua bella persona,
e se tu non vuoi, ricorro alla forza''.
- Padre mio, padre mio, ora mi afferra,
il re degli Elfi la mia vita l' ha spenta! -

Preso da orrore il padre veloce cavalca,
il bimbo che geme, stringe fra le sue braccia,
raggiunge il palazzo con stento e con sforzo;
nelle sue braccia il bimbo era morto."

 

 

Terra di fate

Valli di nebbia, fiumi tenebrosi
e boschi che somigliano alle nuvole:
poi che tutto è coperto dalle lacrime
nessuno può distinguerne le forme.
Enormi lune sorgono e tramontano
ancora, ancora, ancora ... in ogni istante
della notte inquiete, in un mutare
incessante di luogo. E così spengono
la luce delle stelle col sospiro
del loro volto pallido. Poi viene
mezzanotte sul quadrante lunare
ed una più sottile delle altre
(di una specie che dopo lunghe prove
fu giudicata la migliore) scende
giù, sempre giù, ancora giù, fin quando
il suo centro si posa sulla cima
di una montagna, come una corona,
mentre l'immensa superficie, simile
a un arazzo, s'adagia sui castelli
e sui borghi (dovunque essi si trovino)
e si distende su strane foreste,
sulle ali dei fantasmi, sopra il mare,
sulle cose che dormono e un immenso
labirinto di luce le ricopre.
Allora si fa profonda - profonda! -
la passione del sonno in ogni cosa.
Al mattino, nell'ora del risveglio,
il velo della luna si distende
lungo i cieli in tempesta e, come tutte
le cose, rassomiglia ad un giallo albatro.
Ma quella luna non è più la stessa:
più non sembra una tenda stravagante.
A poco a poco i suoi esili atomi
si disciolgono in pioggia: le farfalle
che dalla terra salgono a cercare
ansiose il cielo e subito discendono
(creature insoddisfatte!) ce ne portano
solo una goccia sulle ali tremanti.

 

di Edgar Allan Poe

L'addio di Galadriel

 

Cantavo di foglie, di foglie dorate, e sulle foglie l'oro brillava,

 Cantavo del vento, ed il vento incatato tra le fronde e le foglie giocava.

Al lume del sole, al raggio di luna, sul mare brillava la schiuma.

Un albero d'oro, ad Ilmarin ermo, su lidi e su spiagge profuma.

Al lume di stelle di Sempre-vespro esso si veda brillar,

Ai piedi delle mura di Elven Tirion, rifulgeva ad Eldamar.

Ivi da anni ed anni crescono le foglie d'oro,

Qui sui Mari Nemici gli Elfi piangono in coro.

Oh Lorien! Giunge l'inverno, l'Ora nuda e spoglia,

Il Fiume fugge via e trascina con sé la foglia.

Oh Lorien! Sulla Riva Citeriore troppo tempo 

ho passato, 

 Sbiadita è la mia corona d'elanor dorato.

Ma se adesso di navi dovessi cantare, qual nave vedrei arrivare,

Qual mare potrebbe ormai portare 

Galadriel al di là del mare?

 

Elfi e fate

"Piccole creature dall'aria pensosa,

sedute sulle rive erbose,

piccole creature dagli occhi ammaliatori,

mi osservavano stupite mentre navigavo."

 

di Robert Louis Stevenson

Esseri di Luce

 

"Noi siamo esseri semplici con credenze semplici. 

Adoriamo il Sole, la Luna e le stelle per il loro splendore lucente.

Crediamo nel fuoco per il suo calore improvviso; 

e anche nell'acqua e nella terra perché nutrono tutte le cose..."

 

 

Ondine

 

Dolce, scivola l'acqua del lago sulla pelle di colei che si specchia, steli d'erba sono il suo appiglio al vento lieve e maestoso che dello specchio 

ne domina le onde. 

Leggero e sinuoso il manto del lago,

sbiadisce al suo moto continuo il colore candido della piccola fatinache attende il sorger del sole per carpirne il primo raggio dal tenue

 calore e del mattino per berne di ruggiata una goccia....

 

 

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