Robert Kirk

Sentir parlare di “Regno delle Fate” (in inglese Fairyland), affascina sempre molto, ma leggenda vuole che, coloro che le fate stesse scelgono di coinvolgere – prendendoli per mano – nelle loro danze eseguite in cerchio al suono di irresistibili melodie, possano anche sparire. I “cerchi delle fate”, così si chiamano i percorsi nei quali esse ballano con elfi, gnomi e folletti – che tutti insieme formano il cosiddetto “Piccolo Popolo”, sidhe (scide), parola gaelica che significa letteralmente in gaelico “Popolo delle Colline” –, sono cerchi veri e propri formati da funghi, pietruzze o erba calpestata nei boschi. Ovviamente la scienza ha smentito tale storia, proveniente soprattutto dal folclore dei Paesi del Regno Unito, dove è molto sentita, ma per quanto poche, nel tempo si sarebbero registrate alcune sparizioni attribuite alle fate – onde per cui si ritiene sia meglio non rimanere nei boschi dopo il tramonto – e in certi casi le persone scomparse non si sono più trovate.

La storia
Ne parlò Robert Kirk
Prendiamo per esempio un caso che sarebbe avvenuto alla fine del Seicento: quello del Reverendo scozzese Robert Kirk, pastore ed esperto di folclore che viveva nella piccola comunità di Aberfoyle, un villaggio situato nell’area di Stirling, a nord-ovest della capitale Glasgow.
Egli era famoso per la sua opera “The Secret Commonwealth” (La Repubblica Segreta), in cui disquisiva dell’esistenza della magia, degli spiriti, del cosiddetto “Piccolo Popolo” formato da fate, elfi e gnomi, e di una particolare percezione extrasensoriale di cui sarebbero dotate le popolazioni scozzesi della zona. Kirk era molto amato e rispettato dalla sua congregazione: alcuni membri, anzi, erano soliti accompagnarlo a fare un giro nei boschi e su una collina nei dintorni, luoghi nei quali al sacerdote piaceva guardare il tramonto prima di andare a dormire.
Nel biennio tra il 1690 e il 1692, egli raccontò ai suoi fedeli che proprio su quell’altura trascorreva il tempo con le fate. Le descrisse come splendide creature alte appena 20-30 cm che sembravano bambine o ragazzine. Ovviamente molti non credevano a quanto il reverendo diceva, ma molti altri erano propensi a farlo.
Una sera, il 5 maggio 1692, il religioso si trovava seduto sul ramo di un albero a chiacchierare con alcuni contadini che amavano anche loro ammirare il tramonto e prendere un po’d’aria in quel luogo, prima di rincasare per la notte.
Tuttavia il reverendo non tornò al villaggio insieme ai contadini: essi raccontarono che avevano tutti udito un rumore provenire dalle foglie degli alberi e Robert Kirk chiese agli altri di attenderlo lì, mentre lui sarebbe andato a controllare che cosa producesse quel rumore. Non vedendolo tornare, alcuni minuti dopo, i contadini andarono in cerca del prete, ma trovarono soltanto il suo breviario in un cerchio formato da funghi sul terreno.
Il 14 maggio Kirk fu dichiarato morto, gli venne organizzato un funerale proprio nella sua chiesa e venne sepolta una bara, anche se all’interno non c’era alcun corpo. Qualche giorno dopo, ad un cugino del reverendo, Graham Duchray – il quale era stato tra coloro che l’avevano cercato più a lungo, battendo il bosco anche da solo nella notte – si presentò un parente a cui il sacerdote avrebbe raccomandato di avvisarlo di non essere morto, ma di essere stato fatto prigioniero del Regno delle Fate.

Avrebbe potuto tornare a mostrarsi, ma soltanto una volta, in occasione del battesimo del figlio di Duchray in canonica: allora avrebbe chiesto aiuto al cugino. Poi la parte ancora più inquietante del messaggio: Duchray avrebbe dovuto lanciare un coltello sopra la testa di Kirk, per spezzare l’incantesimo.
Tre mesi dopo il reverendo si presentò in chiesa sotto gli occhi di tutti, perché il cugino gli lanciasse rapidamente il coltello sopra la testa, ma questi era letteralmente paralizzato dallo sgomento di trovarlo davvero lì, che non riuscì a fare ciò che il reverendo gli aveva chiesto, così quest’ultimo svanì per sempre poco dopo.

In un libro il motivo della sparizione
Sul Regno delle Fate
La misteriosa vicenda venne raccontata per iscritto soltanto nel 1812, ma la gente di Aberfoyle se l’era tramandata e la ricordava bene, ci credeva: Robert Kirk non era morto, ma era prigioniero del Regno delle Fate. Secondo molti ciò era avvenuto perché il religioso aveva rivelato i segreti del luogo dove vivevano le fate e dove si trovasse: quando l’uomo scomparve, stava appunto scrivendo a riguardo il libro del titolo “La comunità segreta degli elfi, dei fauni e delle fate”.
La sua leggenda fu raccontata nella zona fino agli Anni Cinquanta, poi praticamente nessuno ne parlò più.

Testi a cura di Alessandra Boga

Queste fairies sono chiamate anche sluaghmaith, ossia la buona popolazione e si dice che siano di natura intermedia tra l’uomo e l’ angelo, con una mente intelligente e appassionata, con i corpi leggeri e mutevoli di natura analoga a quella di una nube splendente e condensata, e che si vedano meglio al crepuscolo. Questi corpi sono così mutevoli per la tenuità degli spiriti che li animano che possono apparire e scomparire a piacimento. Alcune hanno corpi, ossia veicoli materiali, così spugnosi, sottili e depurati che possono venire nutriti soltanto assorbendo qualche sottile liquido spiritoso che penetra come l’ aria pura o come l’ olio, altre si nutrono in modo più grossolano della parte più nutritiva di grani che trovano sulla superficie della terra. […] Perciò anche in questi nostri tempi si odono talvolta cuocere il pane e fare altri lavori entro le piccole colline che esse per lo più abitano. […] Alcune di esse entrano nelle case quando gli abitanti stanno tutti dormendo, mettono in ordine le cucine e lavano tutti i recipienti. Queste creature sono meglio conosciute con il nome di “brunetti”
Robert Kirk

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