Elleboro

E’ da sempre uno dei miei fiori preferiti,sebbene non abbia un buon profumo. Ha una forza dentro… si fa largo tra le neve.. cerca la luce e la cattura nei suoi petali chiari… ne esistono diverse specie… ma il più bello resta sempre l‘helleborusniger…  fiorisce tra gennaio e febbraio. Il suo nome deriva dal greco: élo (futuro di aireo) = “togliere via, uccidere” + boròs = “che consuma”. Il riferimento alla potenza venefica di questa pianta è evidente. L’elleboro è una robusta pianta perenne, che non teme il freddo, appartenente alla famiglia delle ranuncolacee. Il suo significato nel linguaggio dei fiori è ‘Liberazione dall’angoscia’.

Attorno a questo fiore in apparenza candido, del colore della neve, sono nate molte leggende. Si racconta che un pastore di nome Melampo, indovino e guaritore, avendo osservato che le proprie pecore, si purgavano mangiando l’elleboro, pensò di somministrare lo stesso alle figlie del re di Argo, Preto. La pazzia aveva colpito le giovani principesse, esse credevano di essere diventate vacche. Melampo le guarì, come ricompensa ottenne il titolo onorifico di “Purgatore”una parte del regno di Argo e la mano di una delle principesse.

Gli antichi greci ricorrevano alla frase “aver bisogno dell’Elleboro ” per indicare i folli, in quel tempo molti malati di mente si recavano ad Antycira, nel golfo di Corinto, che era località rinomata per la vegetazione ricca di Elleboro , luogo consigliato anche dal poeta latino Orazio.
Racconta la leggenda che Eracle fosse stato guarito dalla pazzia proprio grazie a questa pianta.

Pare che gli antichi filosofi ricorressero ai principi di questa pianta per raggiungere uno stato ipnotico, molto simile alla meditazione profonda.
Un uso particolare ne fece Paracelso che usò le foglie dell’Elleboro per la preparazione di un “elisir di lunga vita”.
Gabriele D’Annunzio, ne “La figlia di Iorio” lo cita:”Vammi in cerca dell’Elleboro nero, che il senno renda a questa creatura”.
Anche gli inglesi hanno la loro leggenda in merito all’Elleboro, pare che spargendo la polvere della radice mentre si cammina, questa abbia il potere di rendere invisibili.

Nei paesi della bergamasca, negli anni 50-60, c’era un commercio della rosa di natale, i bambini raccoglievano i fiori e li portavano in un punto di raccolta dove venivano selezionati e poi contati.
Nell’antichità classica veniva utilizzata per curare la follia (la mitologia greca racconta che fu usata con ottimi risultati su Ercole, reso pazzo dalla persecuzione di Hera) e le donne particolarmente “esuberanti” (ninfomania): interessante notare il breve passaggio dall’uso terapeutico su femmine esagitate e la successiva definizione di questa pianta quale “pianta delle streghe”, menzionata in numerosi saggi e trattati sull’argomento.
Sempre allo scopo di tenere a freno l’esuberanza sessuale delle donne, l’elleboro veniva mescolato nelle ricette magiche con vulvaria, camomilla, lattuga velenosa (tridax agria, di cui parla anche Ildegarda di Bingen), canfora e valeriana.

La raccolta dell’elleboro andava effettuata nelle notti di plenilunio. Insieme al temibile giusquiamo (l'”erba di Circe”), all’aconito napello e alla belladonna, era utilizzato nei filtri che avevano lo scopo di tramutare gli uomini in bestie: da notare che tutte e quattro le piante menzionate hanno un forte effetto allucinatorio, se non mortale.
Le parti più pericolose (in quanto contenenti una maggiore concentrazione di veleno) sono le radici e il rizoma, che andranno pertanto maneggiate con estrema cautela.

Myrddn mezzo elfo 26 dicembre 2009 luna primo quarto 

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